«Ciò che conta è l’essenziale», rientrata dal Kenya la delegazione della Diocesi di Andria

«Ciò che conta è l’essenziale», rientrata dal Kenya la delegazione della Diocesi di Andria

Ha contribuito con una raccolta fondi alla costruzione della scuola “ST. Comboni” a Nairobi

É rientrata mercoledì scorso dal Kenia la delegazione della diocesi di Andria che ha partecipato, il 26 gennaio scorso, all’inaugurazione a Nairobi della scuola “ST. Comboni” alla cui realizzazione ha contribuito la diocesi tramite una raccolta di fondi promossa nella scorsa quaresima coinvolgendo tutte le comunità parrocchiali nonché l’associazione “Amici dei missionari” e altre realtà andriesi.

Partecipare alla realizzazione di questa scuola è una sfida bella ed importante per la diocesi di Andria come per i Missionari Comboniani che con questa scuola non vogliono assolutamente arricchire il folto panorama di scuole presenti a Nairobi, bensì inserirsi con una proposta educativa che sfida la società keniana ed i suoi tanti giovani ad una formazione integrale ed integrata alla vita. Ecologia Integrale, Educazione alla vita e un corso su Leadership e Servizio faranno parte delle materie extracurricolari che i comboniani offriranno ai giovani studenti nei prossimi anni.

Durante la cerimonia di inaugurazione il Vicario Generale ha letto il messaggio scritto da S. E. Mons. Luigi Mansi e indirizzato al Padre provinciale dei Comboniani. «Reverendissimo Padre provinciale – ha scritto il Vescovo di Andria – avrei voluto essere personalmente presente, ma gli impegni della Conferenza Episcopale della mia regione, la Puglia, non me lo consentono. La presenza del Vicario Generale, don Gianni Massaro accompagnato da don Mimmo Francavilla, don Adriano Caricati e dai signori Domenico De Nigris e Franco Scarabino, vuole testimoniare il grande affetto della nostra Chiesa diocesana per quest’opera, auspicata e realizzata da Padre Paolo Latorre».

L’occasione è stata propizia per visitare, da parte della delegazione, alcune realtà presenti in Kenia fortemente significative ed esemplari anche per la nostra realtà. In primo luogo la delegazione, domenica 28 gennaio, ha visitato e celebrato l’Eucarestia presso la baraccopoli di Korogocho in cui abitano oltre 50.000 persone che vivono in minuscole baracche con il tetto di lamiera o di plastica, senza acqua né fogna, a ridosso della discarica di Dandora avvolta da gas irrespirabili. «Un odore nauseante proveniente proprio dalla discarica ci dice che siamo giunti alla baraccopoli. Siamo stati accolti da centinaia di bambini che incuriositi si avvicinano a noi stringendo le nostre mani. La Celebrazione Eucaristia è stata una festa. Siamo rimasti impressionati dalla fede di questa gente resa manifesta dai momenti di raccoglimento ma anche dai canti e dai balli partecipati e coinvolgenti. Commovente la solidarietà resa visibile in particolare al momento dell’offertorio allorquando, pur nella povertà, ognuno ha portato all’altare offerte in natura o/e in denaro per i bisogni della comunità».

Significativa anche la visita fatta il giorno precedente al Centro di riabilitazione per ragazzi di strada “Napenda Kuisci” gestito dai Padri Comboniani con figure professionali del posto. I ragazzi del Centro sono ragazzi provenienti dalla baraccopoli di Korogocho che hanno subito violenze o fatto uso di droghe o inalato colla per poter rovistare tra i rifiuti della discarica, separando e rivendendo quelli riciclabili. Al momento i ragazzi presenti nel Centro sono 24 e trascorrono le loro giornate imparando a prendersi cura di sè attraverso il lavoro, lo studio, la cura della propria persona nonché degli ambienti dello stesso Centro. Accanto a “Napenda Kuisci” si sta costruendo un Istituto professionale dove i ragazzi nella fase finale della riabilitazione possono imparare i mestieri di elettricista o muratore. L’intento è quello di mettere i ragazzi nelle condizioni, usciti dal Centro, di costruirsi un futuro.

«Il lunedì siamo stati in visita presso Saint Martin, un’organizzazione, fondata da alcuni sacerdoti fidei donum di Padova e gestita ora con il prezioso contributo di alcuni uomini e donne Keniani. Saint Martin e’ presente a Nyahururu, ai piedi del monte Kenia e forma volontari della comunità per sostenere le persone più fragili ed emarginate. Alcuni responsabili del Centro ci hanno spiegato che i beneficiari sono ogni anno oltre tremila. Bambini e bambine svantaggiati, vittime di abusi, violenze e ingiustizie, persone con disabilità, persone affette da HIV/AIDS o dipendenti da alcol e droghe. Il Saint Martin promuove la solidarietà coinvolgendo e formando persone capaci di prendersi cura direttamente e gratuitamente di coloro che hanno più bisogno. I volontari sono più di mille presenti capillarmente nel territorio e attivi nel riconoscere e riferire le fragilità della comunità. L’idea di fondo è che una società più giusta è possibile nella misura in cui le comunità vengono coinvolte pienamente nel prendersi cura delle persone vulnerabili attraverso lo spirito di amore e solidarietà.

Torniamo dal nostro viaggio arricchiti e consapevoli che il Kenia accanto a miseria e povertà, determinate dall’arroganza dei paesi ricchi di questo mondo, possiede valori e stili di vita, quali il rispetto per la vita, l’accoglienza, la solidarietà e una fede autentica in Gesù Cristo, che in Occidente stiamo smarrendo. Il viaggio a Nairobi ci ha insegnato una cosa fondamentale: ciò che conta è l’essenziale. E l’essenziale sono le relazioni: l’amore, l’amicizia, la fede e la fraternità. L’umanità è ancora in tempo per cambiare non guardando solo agli interessi economici o politici ma fermandosi un attimo per capire che l’unica cosa giusta da fare è imparare a tendere la mano».