È forse la seduta di consiglio comunale più importante degli ultimi tempi quella svoltasi ieri ad Andria e non solo per quanto avvenuto in aula ma anche per quanto avvenuto nelle stanze adiacenti. Mentre infatti i consiglieri approvavano punti all’ordine del giorno come le norme tecniche di attuazione in ambito urbanistico e una sorta di rottamazione delle cartelle esattoriali locali, nella stanza del sindaco prima e nell’aula delle opposizioni poi si ponevano le basi per un ricongiungimento del campo largo tra l’intergruppo composto dagli esponenti del movimento 5 stelle Michele e Vincenzo Coratella, di Azione Gianluca Grumo e Antonio Nespoli e dall’ex capogruppo del PD Michele Di Lorenzo con la sindaca Giovanna Bruno.
Anzitutto l’aula con l’approvazione all’unanimità della definizione agevolata dei tributi locali: una possibilità messa a disposizione dal Governo nazionale che potrebbe risultare particolarmente rilevante per Andria stante la scarsa capacità di recupero delle entrate tributarie su cui più volte si è espressa la corte dei conti.
Sulle norme tecniche di attuazione sventati un paio di clamorosi errori: la possibilità che fossero eliminati una serie di vincoli paesaggistici e quella di trasformazione di opifici in zona agricola in fabbricati residenziali sono due successi conseguiti dall’intergruppo consiliare. Il provvedimento urbanistico è stato approvato alla fine con soli sedici voti di maggioranza e l’astensione di otto consiglieri di opposizione. Il provvedimento non ha conseguito neanche la immediata eseguibilità: una circostanza più unica che rara e che testimonia ancora una volta i numeri labili della maggioranza Bruno.
È certamente questo uno dei motivi che sottendono l’apertura della sindaca verso l’intergruppo. Per converso, l’apertura dell’intergruppo nei confronti della sindaca è certamente figlia del timore di non riuscire a trovare rappresentanza in consiglio comunale nella prossima consiliatura, quella che inizierà il prossimo 26 maggio con l’esito delle elezioni comunali.
Prima del consiglio il dialogo tra la sindaca Bruno, il segretario cittadino del Pd Addario e i cinque esponenti dell’intergruppo non sembrava poter evolvere in una concreta intesa anche per le espressioni forti utilizzate nel corso del confronto. Poi la decisione di sottoporre un documento programmatico alla sindaca con la sola condizione che non si pongano esclusioni sulle candidature dei cinque componenti dell’intergruppo e su loro possibili ruoli nella giunta. La sindaca da parte sua ha aperto al sostegno dell’intergruppo e il documento è stato sottoscritto anche dal segretario cittadino del PD Addario: le condizioni però potranno essere definite dopo aver sentito gli altri partiti della maggioranza.
Ed è tutt’altro che semplice ricomporre i cocci rotti da anni di veri e propri insulti proferiti persino in consiglio comunale oltre che sui social. Peraltro questo processo di pacificazione si innesta in una selva di veti incrociati che stanno emergendo nelle altre liste della maggioranza: come quelli nella civica PER Andria appena composta dai consiglieri Daniela Maiorano, Michele Bartoli e Vincenzo Montrone che pone ora la questione etica insieme ad altri esponenti della maggioranza e che avrebbe stoppato per ora l’adesione di Emanuele Sgarra coinvolto in una indagine della guardia di finanza per presunte mazzette su manutenzioni stradali.






































