Il nuovo ospedale di Andria divide tra necessità sanitarie e tutela ambientale. Michele Di Lorenzo, consigliere comunale andriese, e Nadia Pistillo del Forum Ambientalista cittadino hanno espresso un parere favorevole all’accordo di programma, ma con serie riserve sulle misure di compensazione ambientale previste per un’opera che interesserà 19 ettari di territorio.

L’estensione dell’intervento è significativa: 190.000 metri quadrati, equivalenti a circa 27 campi da calcio regolamentari, 293 campi da tennis o 452 campi da basket. Per offrire un termine di paragone internazionale, i due firmatari del documento sottolineano che si tratta di «circa la metà dell’intera Città del Vaticano, che si estende su 44 ettari».

Dal punto di vista della pianificazione sanitaria territoriale, l’opera presenta elementi di pregio. Il percorso partecipato condotto con i comuni della provincia Bat ha portato all’individuazione di una localizzazione strategicamente ottimale: la posizione nel comune di Andria risulta infatti baricentrica rispetto al bacino demografico di riferimento e garantisce un’accessibilità efficace grazie alla presenza di collegamenti stradali extraurbani.

«Questo approccio metodologico, che ha coinvolto le amministrazioni locali tanto nella fase di individuazione dell’area quanto nel dimensionamento e nelle modalità realizzative, testimonia una pianificazione responsabile e condivisa», riconoscono Di Lorenzo e Pistillo.

Tuttavia, proprio l’estensione dell’intervento evidenzia l’inadeguatezza delle misure di mitigazione ambientale previste. La proposta di compensare l’impatto attraverso il rimpianto di soli 844 alberi di ulivo appare «francamente ridicola se rapportata alla dimensione dell’intervento», sostengono i due esponenti.

«Se immaginassimo di distribuire uniformemente questi 844 ulivi sui 190.000 metri quadrati dell’area, avremmo un albero ogni 225 metri quadrati, una densità irrisoria che non può in alcun modo compensare la perdita di suolo agricolo e l’impatto ecosistemico di una struttura ospedaliera di questa portata», spiegano nel documento.

Particolarmente preoccupante è il fatto che la pesante impronta ecologica dell’intervento non sia stata affrontata e risolta preventivamente. Trasformare un’area equivalente a 27 campi da calcio da territorio agricolo a complesso ospedaliero comporta inevitabilmente impermeabilizzazione massiva del suolo, alterazione dei deflussi idrici superficiali, perdita di habitat e biodiversità, incremento del traffico veicolare e aumento del consumo energetico.

Di Lorenzo e Pistillo evidenziano l’assenza di un piano di compensazione ecologica proporzionato ai 19 ettari interessati, di interventi di rinaturalizzazione e riqualificazione ambientale su aree limitrofe, e di corridoi ecologici e aree verdi integrate nel progetto.

«Solo attraverso un approccio più equilibrato tra le legittime esigenze sanitarie del territorio e la necessaria tutela ambientale sarà possibile trasformare quelli che oggi sono 27 campi da calcio di territorio agricolo in un’infrastruttura che sia davvero al servizio della comunità, senza compromettere irreversibilmente l’ecosistema locale», concludono i due firmatari del parere.