
I dati dell’Inps sull’Assegno Unico e Universale confermano l’importanza di una misura che oggi ha un valore non soltanto sociale, ma anche economico. Nel primo semestre 2026 sono stati erogati in Italia 9,9 miliardi di euro alle famiglie. In Puglia sono stati raggiunti 658.712 figli, con un importo medio di 186 euro per figlio, in aumento rispetto ai 181 euro dello stesso periodo del 2025 e superiore alla media nazionale di 175 euro.
«In una fase in cui il potere d’acquisto delle famiglie si è fortemente ridotto, queste risorse rappresentano un aiuto concreto», dichiara il consigliere regionale Giovanni Vurchio, sottolineando che oggi anche qualche decina di euro in più può fare la differenza nel bilancio di una famiglia, soprattutto quando ci sono figli.
Per il consigliere, tuttavia, l’effetto non riguarderebbe soltanto le famiglie: «Quei soldi vengono spesi per acquistare beni e servizi: alimentazione, abbigliamento, scuola, sport, attività educative», osserva Vurchio, spiegando che questo significherebbe che una parte delle risorse torna a circolare nei territori, sostenendo negozi, professionisti, imprese e servizi. Per questo, aggiunge, l’Assegno Unico rappresenterebbe anche una misura che contribuisce a sostenere l’economia reale, un effetto che riguarderebbe direttamente anche la BAT e Andria, dove il commercio e le piccole attività rappresentano una parte importante dell’economia locale.
Il consigliere segnala però un dato che richiederebbe attenzione: nel primo semestre 2026 le nuove domande presentate in Puglia sono diminuite del 7,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i figli interessati dalle nuove domande sono diminuiti del 9,3 per cento. «Dobbiamo capire perché diminuiscono le nuove domande», afferma Vurchio, ipotizzando che alcune famiglie possano non conoscere pienamente i propri diritti o incontrare difficoltà nell’accesso alla misura, e sottolineando che, se ci sono risorse disponibili, occorre fare in modo che arrivino a tutte le famiglie che ne hanno diritto.
Il consigliere regionale richiama infine la necessità di una politica che tenga insieme dimensione sociale ed economica: «Difendere le famiglie significa difendere il loro potere d’acquisto. E difendere il potere d’acquisto significa anche sostenere i consumi, il commercio e l’economia delle nostre città», conclude Vurchio, sottolineando che le politiche familiari andrebbero considerate non come una semplice voce di spesa, ma come un investimento sulla tenuta sociale ed economica delle comunità.


































