Aveva 49 anni e ogni notte saliva a bordo di quei pulmini pieni di braccianti caricati per strada, da San Giorgio Jonico fino ad Andria, dove lavorava, nelle vigne, per meno di tre euro l’ora. Il 13 giugno 2015, sotto le serre, tra l’aria di fitofarmaci e la temperatura fino ai 45 gradi, il suo cuore ha smesso di battere. La storia di Paola Clemente è diventata simbolo della lotta al caporalato e allo sfruttamento e ieri, a undici anni esatti dalla sua morte, la città di Andria l’ha ricordata a Largo Grotte, dove svetta un murales che la raffigura giovanissima e sorridente, realizzato nel 2025 dallo street artist mondiale Jorit.

L’incontro si è aperto con un monologo interpretato da Savino Lasorsa e tratto dallo spettacolo “Padrone mio”, seguito da un dialogo a più voci: la Sindaca di Andria e il Sindaco di Crispiano, la segretaria nazionale Flai CGIL Silvia Guaraldi e Gigia Bucci, segretaria generale CGIL Puglia, perché se l’occasione è commemorativa, il tema è più attuale che mai.

Ha raggiunto la piazza anche Francesco Paolicelli, Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia.

La morte di Paola Clemente non è stata vana: il processo si è chiuso con l’assoluzione del datore di lavoro ma ha portato alla legge 199 del 2016, oggi pienamente attuata, efficace nella repressione ma insufficiente nella prevenzione. Matteo Salvatore, celebre pugliese che cantava lo sfruttamento dei lavoratori, diceva che i tempi cambiano ma, spesso, purtroppo, le storie rimangono le stesse e la recente tragedia di Amendolara, in cui quattro braccianti stranieri sono stati arsi vivi solo perché chiedevano riconosciuti i propri diritti, sembra dargli ragione ancora oggi.