Violenza privata, lesioni personali, minaccia aggravata, danneggiamento ed atti persecutori: sono accuse pesanti quelle di cui dovrà rispondere il protagonista del brutale pestaggio ai danni della sua giovane fidanzata, poco più che 18enne, avvenuta due sere fa, ad Andria, nei pressi dell’ospedale “Bonomo”.

L’aggressore è un ragazzo di 29 anni, con precedenti per furto d’auto, arrestato nella serata di ieri dagli agenti del Commissariato di Polizia, dopo una caccia all’uomo durata solo poche ore. L’analisi dell’agghiacciante filmato della violenza, ripresa con uno smartphone da un residente della zona, ha consentito agli investigatori di risalire alla vittima e al suo carnefice, che adesso si trova nel carcere di Trani, a disposizione della magistratura, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.

Una sequenza scioccante quella che immortala il feroce pestaggio, avvenuto sotto gli occhi di un’amica della giovane oltre che davanti alla videocamera del telefonino: prima un calcio, poi un altro, uno schiaffo al volto, poi altri calci: colpi che rimbombano nel silenzio della notte, assieme ai pianti e alle urla disperate della ragazza. Alle botte seguono le minacce: “Stasera ti uccido. Io me ne devo andare ma tu devi morire”.

Qualche altro secondo di animata discussione, poi la violenza ricomincia, più brutale di prima, con l’aggressore che continua a colpire la fidanzata facendola finire a terra. La registrazione si interrompe bruscamente ma l’aggressione è andata avanti. A quanto pare, gli agenti della Polizia Locale sarebbero anche in possesso di un secondo filmato, ancora più cruento di quello diffuso sul web e diventato virale in pochissime ore. Una scelta, quella dell’autore del video, che è stata oggetto di animati dibattiti sui social, tra quanti sostengono che immortalare l’aggressione abbia avuto i suoi risvolti positivi e chi invece avrebbe preferito una più efficace telefonata alle Forze dell’Ordine, non esponendo la ragazza ad un’ulteriore violenza, dandola in pasto alla rete.

In ogni caso il filmato a qualcosa è certamente servito: da una parte ad agevolare le indagini degli inquirenti e ad identificare il responsabile; dall’altra, a fare luce sull’ennesimo caso di maltrattamenti sulle donne, di cui purtroppo le cronache sono piene. Ma soprattutto sulla bestialità che si può raggiungere in episodi come questi.