Amava la montagna, ma proprio la sua passione nello scalarla si è rivelata fatale. Parenti, amici e l’intera città di Andria hanno dato l’ultimo saluto ad Antonio Sardano, il 49enne morto sul Gran Paradiso, in Valle d’Aosta, dopo essere precipitato per diverse centinaia di metri mentre saliva lungo la parete Nord a quasi 4mila metri di altezza, il 12 giugno scorso. E’ toccato a don Cosimo Sgaramella tracciare il ricordo di Antonio nella cerimonia funebre celebrata nella chiesa del Crocifisso, la stessa dove tre anni fa sposò sua moglie, un’insegnante sempre di Andria.

L’alpinista andriese, da anni si era trasferito a Trento con la congiunta. Lavorava per la centrale operativa di Trentino Emergenza, con i suoi colleghi che hanno inviato una commovente lettera, a testimonianza dei rapporti umani che Antonio aveva saputo tessere in quella regione. Una regione scelta proprio per coltivare il suo amore per quelle vette innevate, quei percorsi unici al mondo e per uno sport che purtroppo ha portato alla sua morte, commemorata anche dalla preghiera dell’alpino recitata al termine della celebrazione.

Nella tragedia del Gran Paradiso, Antonio Sardano era in compagnia di due amici, Sergio Martinelli e Maicol Zenatti, rispettivamente di 29 e 39 anni, anche loro deceduti nella caduta. La Procura di Aosta ha aperto un fascicolo per atti non costituenti reato, con l’obiettivo di far luce sulla dinamica dell’incidente. Lunedì scorso è stato eseguito l’esame autoptico sui corpi delle vittime. Poi è arrivato il nulla osta per i funerali. Quanto alla dinamica dell’incidente, l’ipotesi è che uno di loro sarebbe caduto trascinando con sé i compagni a cui era legato con la corda. I loro corpi sono stati ritrovati dal soccorso alpino grazie al gps indossato proprio dal 49enne andriese.