Pubblichiamo la nota stampa del Npsi Andria in merito al voto referendario che ha visto vincere il “no”:

«Il responso delle urne di questo lunedì 23 marzo 2026 impone una riflessione politica che vada oltre il semplice dato numerico. Con la vittoria del NO al 53,2%, la riforma della Giustizia subisce un arresto che molti osservatori leggono come il trionfo della conservazione. Come Nuovo PSI, eredi di una tradizione che vede nel garantismo il baricentro dello Stato di diritto, sentiamo il dovere di analizzare questo voto con onestà: la nostra battaglia di civiltà si è scontrata con un Paese che ha preferito la stabilità dell’attuale assetto giudiziario all’innovazione necessaria. A rendere il quadro complesso non è solo il dato elettorale, ma il clima che ha accompagnato lo scrutinio.

In diversi distretti, l’esito è stato accolto da settori della magistratura associata con manifestazioni di esultanza pubblica che, pur legittime nel dibattito democratico, pongono un serio tema di opportunità istituzionale. Noi socialisti riteniamo che l’entusiasmo manifestato da un ordine dello Stato di fronte alla bocciatura di una legge, rischi di offuscare quel principio di distacco e riserbo che dovrebbe sempre caratterizzare chi è chiamato a giudicare. La giustizia deve restare un terreno neutro: quando la funzione giurisdizionale sembra sovrapporsi al sentimento politico, il cittadino rischia di smarrire la certezza di trovarsi di fronte a un arbitro imparziale.

Questa deriva conferma l’urgenza di una riflessione serena sulla separazione delle carriere, un tema caro alla grande tradizione giuridica che va da Giuseppe Zanardelli — padre del nostro primo codice penale liberale — fino alla testimonianza civile e parlamentare del sen. Agostino Viviani giurista, socialista, nonché nonno dell’attuale segretario del Pd Elly Schlein che per decenni ha denunciato l’invadenza delle correnti e difeso la centralità del diritto di difesa. Purtroppo, il confronto è stato spostato dal piano del diritto a quello della contesa politica pura, trasformando il referendum in un test di gradimento. È un errore che il socialismo riformista ha sempre denunciato: quando la Costituzione viene usata per logiche tattiche, a uscire indebolita è la tutela dei diritti dei cittadini. Come ricordava Piero Calamandrei, la magistratura deve essere un’istituzione che non persegue vittorie politiche; vederla oggi partecipare così attivamente alla “festa” per un risultato elettorale è un segnale che non va sottovalutato.

Tuttavia, abbiamo il dovere di ascoltare le preoccupazioni sollevate da figure come Giovanni Maria Flick, Gustavo Zagrebelsky e Gaetano Silvestri. Le loro critiche sulla tenuta degli equilibri democratici hanno ricordato che ogni riforma deve saper coniugare efficienza e garanzie. Il riformismo socialista insegna che le grandi trasformazioni richiedono una sintesi larga: se la cultura giuridica del Paese si divide in modo così netto, è necessario chiedersi come ricucire lo strappo tra istituzioni e società. Il NO ha vinto perché la riforma è stata percepita come distante dalle fatiche quotidiane della giustizia, come la lentezza dei processi. La libertà si difende non solo con i codici, ma con la fiducia dei cittadini. Il Nuovo PSI non arretra: restiamo convinti che non vi sia socialismo senza libertà, né libertà senza una magistratura soggetta soltanto alla Legge. La nostra missione prosegue nel solco di un riformismo laico, consapevoli che il garantismo è l’unico vero scudo dell’uomo contro ogni forma di arbitrio.

Come amava ricordare Bettino Craxi: «Il garantismo non è un privilegio, ma lo scudo del cittadino contro ogni forma di arbitrio. Senza di esso, l’individuo resta nudo di fronte al potere».

Il Nuovo PSI di Andria continuerà la propria battaglia sul territorio affinché i temi della giustizia giusta e del garantismo restino centrali nel dibattito cittadino, lontano dalle logiche di appartenenza e vicino ai diritti di ogni persona. Avanti, con la coerenza della nostra storia e la forza delle nostre idee».