Omicidio di via Puccini: per il gip non c’è stata legittima difesa

Oggi l’autopsia sul corpo di Giovanni Di Vito, il 28enne ucciso

“Non c’è stata legittima difesa ma la volontà di affrontare la vittima, scendendo dall’auto impugnando un’arma da taglio”. È questa la tesi sostenuta dal gip del Tribunale di Trani, Ivan Barlafante, nel provvedimento di convalida dell’arresto di Celestino Troia, presunto autore dell’omicidio del 28enne Giovanni Di Vito, ucciso ad Andria, il 12 settembre scorso, al culmine di un violento litigio tra automobilisti, per una mancata precedenza.

Non ha convinto il giudice la versione fornita dall’arrestato, difeso dall’avvocato Vincenzo Sciannandrone, durante l’interrogatorio di garanzia: il 50enne ha infatti sostenuto di non aver colpito volontariamente il giovane, che lo avrebbe inseguito a piedi, nel traffico, prendendo a pugni la carrozzeria della sua macchina e cercando in tutti i modi lo scontro fisico. Bloccato dal traffico e preso dal panico, Troia ha raccontato di essere sceso così dalla sua Mercedes, prendendo la prima cosa che ha trovato in auto: un cavatappi dotato di una piccola lama. A questo punto l’uomo sarebbe stato colpito una prima volta da Di Vito con dei pugni al volto (tanto da dover ricorrere quella stessa sera alle cure di un dentista). Quando poi il 28enne si è rifatto sotto per aggredirlo una seconda volta, nel corpo a corpo, si sarebbe ferito accidentalmente con la lama del cavatappi.

Questa ricostruzione sarà verificata nel corso delle indagini: sia attraverso la visione dei filmati delle telecamere installate nella zona dell’omicidio, via Puccini, sia attraverso il racconto dei testimoni che hanno assistito alla scena. Un ulteriore aiuto agli investigatori potrebbe arrivare dall’esito dell’autopsia, che sarà eseguita nella giornata di oggi dal medico legale Biagio Solarino, dell’Università di Bari. Sul cadavere del giovane sarà anche effettuato un esame tossicologico, a completamento di quello autoptico. Al momento però, non passa la tesi della legittima difesa: per il gip Barlafante, anziché scendere dall’auto e affrontare la vittima, Troia sarebbe potuto fuggire o, in alternativa, rimanere chiuso in macchina, allertando le Forze dell’Ordine.