Saranno nove i beneficiari del tirocinio formativo “Coltivare Attivamente”, che ha già preso il via nella Città di Andria, e fortemente voluto dal Centro di Salute Mentale dell’Asl BT all’interno della Masseria Grande San Vittore. Il progetto è stato immaginato dal Centro di Salute Mentale dell’Asl BT, e sostenuto dal Comune di Andria, Diocesi, ma anche dalle cooperative sociali “Questa Città” e “Campo dei Miracoli”. Nove utenti del Centro di Salute Mentale hanno già iniziato ad operare nella Masseria, dove saranno protagonisti nei prossimi sei mesi con un compenso di 450 euro mensili, per completare un orto.

«Il progetto rientra nei nuovi modelli di cure del dipartimento di salute mentale dell’Asl BT – ci dice Flora Brudaglio, responsabile del Centro – il progetto interessa nove utenti in carico sia al servizio psichiatrico che al servizio sociale del Comune, che Avranno la possibilità di riscoprire e riscoprirsi con un’attività pratica in questo fondo dove realizzeranno un orto botanico. Si tratta di cure da parte del nostro DSM – conclude Flora Brudaglio – non solo farmacologiche ma anche psicologiche e sociali, perchè l’obiettivo finale non è solo curare i sintomi ma riprendere anche in mano la propria vita, la propria dignità di persona nonostante le piaghe della sofferenza psichica».

Animatore di questo progetto è anche Don Riccardo Agresti, Parroco della Chiesa delle Croci, ma da ormai un paio d’anni impegnato assieme a Don Vincenzo Giannelli, Parroco della Chiesa SS. Sacramento, nell’avviare il progetto Senza Sbarre, per il reinserimento lavorativo dei carcerati sempre all’interno della Masseria Grande San Vittore: «Le diversità delle problematiche umane ed anche psichiche sono inglobate in questo cammino che stiamo cercando di portare avanti con il progetto Senza Sbarre – dice Don Riccardo Agresti – Dobbiamo liberare le pene ma anche gli stigmi che ci sono in giro. Questo progetto ha permesso sia a noi di valorizzare ancor di più questa struttura con la loro presenza, ma soprattutto di dare nell’attesa la speranza. Cioè nei prossimi giorni siamo convinti che il Vescovo Mons. Mansi, costituirà una commissione per il progetto Senza Sbarre, non devono essere solo due persone a portare avanti questa alternativa al carcere ma tutta la comunità ecclesiale – ha concluso Don Riccardo Agresti – In tutte le comunità ci sono carcerati, in tutte le comunità ci sono le diversità e noi le vogliamo inglobare nel nostro cammino».

«Vogliamo dare una risposta certa e sicura a questi nostri amici che sono in carcere – ha detto Don Vincenzo Giannelli – spesso dopo aver scontato la pena trovano grande difficoltà a reinserirsi nel vissuto della comunità. E allora bisogna dare loro la possibilità di lavorare, la possibilità di sentirsi utili per la famiglia o di vivere la pena in modo diverso perchè quando l’uomo ha il lavoro anche la sua personalità ne gode e si sente realizzato e può affrontare meglio i problemi che la vita presenta».