Il 30 dicembre scorso, l’artista hip hop andriese Reso ha pubblicato sulla rete Youtube un frizzante videoclip (prod. Uncle C.B.) del suo ultimo inedito, intitolato Restaurap. Il cortometraggio, girato nella cucina della Caritas diocesana di Andria e diretto da Gabriele Scarcelli (Stude Mode Production), ha superato le 2000 visualizzazioni ed è stato oggetto di molteplici apprezzamenti nell’ambiente rap locale. Lo stesso brano è stato selezionato dall’artista andriese come traccia principale del suo primo album, uscito nel mese di febbraio e contenente ben 11 pezzi. «Ho fortemente voluto – ci ha spiegato Reso – che Restaurap fosse la traccia portante di questo lavoro, perché mi ha permesso di conciliare la passione per la musica e l’amore per la cucina. L’idea di incidere questo disco è nata dalla voglia di mettermi in gioco, senza temere giudizi e con tutto l’entusiasmo che la giovane età sa regalarci. Non è stato facile, in diverse occasione ho temuto che sarebbe stato impossibile coronare questo piccolo sogno, ma i sacrifici, la pazienza ed il supporto delle persone care hanno permesso il raggiungimento dell’obiettivo».
Non passa certamente inosservata l’immagine di copertina dello stesso album, dove il giovane rapper, in abiti da chef e con in pugno un coltello da cucina, appare intenzionato a giustiziare un pollo spennato ma fiero. «Innanzitutto ci tengo a precisare – ha continuato il cantante federiciano – che il volatile è finto, quindi nessun animale è stato maltratto per realizzare questa grafica. Ovviamente questo pollo ha un significato simbolico, rappresenta il belloccio di turno, lo spiccato della situazione, l’amante delle apparenze o il fanatico o il narcisista esasperato. Ogni tanto è bene che qualcuno, come un abile cuoco, tagli la testa all’eccessiva e fastidiosa pienezza di sé di queste persone».
Il diciannovenne Reso, all’Anagrafe Riccardo Lampo, ha frequentato l’istituto alberghiero di Molfetta ed attualmente lavora in un ristorante nell’Alto Adige. Nonostante i gravosi impegni di lavoro e gli orari straordinari tipici delle attività ristorative, l’artista pugliese risulta determinato a non abbandonare il suo smisurato interesse per la musica rap ed il mondo artistico hip hop. «Conciliare queste due attività – ci spiega Riccardo – spesso diventa un problema. Risulta complicato trovare la forza e la concentrazione necessarie per scrivere, cantare o affinare la propria tecnica, eppure questa vita turbolenta mi sprona a sfruttare al meglio tutto il tempo che ho a disposizione. Ad oggi, il lavoro e la musica rappresentano per me due facce della stessa medaglia, l’una non può prescindere dall’altra».
Le statistiche degli ultimi decenni confermano il crescente e dilagante interesse dei giovani europei per il mondo dell’hip hop, dall’MCing afroamericano al DJing giamaicano, senza trascurare la crescita esponenziale del movimento italiano di Breakdance, appartenente alla stessa corrente artistica sviluppatasi nei sobborghi d’Oltreoceano. Seppur non manchino coloro che continuano a sostenere la scarsa qualità di tale genere musicale, il rap italiano ha ormai conquistato anche il pubblico dei palcoscenici artistici più tradizionali del Bel Paese, primo fra tutti il Festival di Sanremo, dove nel 2014 l’mc salernitano Rocco Hunt si è aggiudicato la vittoria nella sezione Nuove Proposte dell’importante manifestazione ligure. «Chi sostiene che l’hip hop ed il rap siano generi di serie B, non ha ancora preso coscienza dell’origine di questi movimenti, i quali sono emersi per dar voce alle proteste delle categorie meno abbienti della società americana, spesso dimenticate da una casta di ricchi cieca e disinteressata. Questi prodotti artistici non sono mai figli della superficialità, bensì celano un incessante lavoro di analisi dei suoni ed un’attenta ricerca delle parole che andranno a formare i brani. Credo che qualsiasi forma di libera espressione possa essere considerata cultura, quindi merita rispetto e tutela. I paletti non servono a nulla».




































