
Una media di 200 euro al mese per 20 anni: tanto potrebbe incassare il comune di Andria che ieri ha deciso di aderire alla proposta di progetto di finanza per la gestione della piscina comunale di via delle Querce. Si va quindi nella direzione di concedere ai privati la gestione dell’unico impianto natatorio della città. Il proponente dovrà farsi carico, ovviamente, della ristrutturazione della piscina i cui costi sono stati stimati in circa 800mila euro.
Una decisione, quella adottata dal consiglio comunale di Andria, non immune da polemiche: ci sarebbero, dicono alcuni tra cui l’ex capogruppo del PD Michele di Lorenzo e il presidente del consiglio comunale Giovanni Vurchio, tutte le possibilità di accedere a finanziamenti senza interessi e addirittura con una quota fondo perduto, per mantenere la gestione pubblica. Quella che garantirebbe l’effettiva apertura della piscina a prezzi calmierati per disabili, disagiati, meno abbienti. Invece si è scelto di adeguarsi alla proposta di un privato, la Gemi Beach riconducibile all’imprenditore andriese del tessile Felice Gemiti, che dovrà fare necessariamente business.
Principi condivisi in parte anche da alcuni esponenti dell’opposizione tra cui Nino Marmo che ha fatto notare come il mondo dell’amministrazione Bruno funzioni al contrario: non è il comune a mettere nero su bianco le proprie necessità ed aprire ai privati ma sono i privati a dire cosa vorrebbero fare con i beni pubblici.
Nella discussione, a tratti molto accalorata, si è fatto notare come la delibera approvata non risponda all’indirizzo dato poco più di un anno fa dallo stesso consiglio comunale e che si basa su una normativa non più vigente: fatti che potrebbero renderla inefficace.
E quei costi di ristrutturazione stimati in oltre 800mila euro non sono verificati ma è la cifra che ha determinato lo stesso imprenditore proponente. La lunga discussione ha prodotto però solo un emendamento che pare più una lavata di faccia: la prescrizione agli uffici di prevedere agevolazioni per fasce più deboli. Un elemento che potrebbe cambiare, ulteriormente, il piano economico finanziario presentato dall’imprenditore e il cui equilibrio è utile e necessario perché la proposta resti valida.
Tre ore per arrivare a questo mentre erano bastati pochi minuti alla maggioranza per approvare altri sei punti all’ordine del giorno tra cui il riconoscimento di un debito fuori bilancio da circa 600mila euro per bollette non pagate dall’ente nel 2024.


































