Finalmente siamo in ripresa e in Città c’è aria di festa. E’ bello
rivedere piazze addobbate per l’accoglienza di manifestazioni
ludiche: biciclettate, sagre, complessi musicali … Una
Amministrazione che si impegna a realizzare iniziative perché
l’estate diventi occasione di incontri restando in Città, evitando la
fuga di massa verso altri lidi … Facciate di Chiese addobbate con
luminarie, segno di comunità in festa in onore del proprio Santo
Patrono, Processioni, spettacoli e eventi che fanno famiglia.
Finalmente insieme per vivere momenti di leggera spensieratezza
dopo una pandemia che ha curvato le nostre schiene e ci ha rubato
il sorriso sulle labbra. E ancora storditi da notizie di guerra con
conseguenze sociali ed economiche che coinvolgono anche paesi
non direttamente coinvolti. Ancora c’è incertezza e paura. Ma
nonostante tutto dobbiamo fare festa. E festa sia! Gli elementi che
da sempre fanno di un evento una festa sono musica, luci e fuochi
pirotecnici. La musica è carezza dell’anima, eleva lo spirito e
coinvolge in abbracci danzanti! Le luci sono speranza che illumina
le tante notti della sofferenza umana. I fuochi pirotecnici nella
tradizione pagana servivano a cacciare le potenze del male, perché
niente e nessuno deve poter rovinare la festa. Ma a proposito dei
fuochi pirotecnici mi permetto di fare una riflessione tenendo
presente la situazione di guerra che ha coinvolto molte realtà, come
la Caritas diocesana e altre associazioni, nell’accoglienza di bambi
e donne che fuggono dalla tragedia bellica in Ucraina. Da che cosa
fuggono? Dalla paura di bombardamenti e dal loro assordante e
tremendo rumore. Ora essi sono con noi, al sicuro, ma non pensate
che solo il rumore di un fuoco pirotecnico diventa per loro memoria
e quindi causa di rinnovata paura? Se per noi i fuochi pirotecnici
sono umori di festa per loro sono rumori di guerra, memoria di lutti
strazianti, di case distrutte e di futuro negato.

Di qui una proposta: almeno in questo periodo evitiamo i fuochi
pirotecnici e, in nome della fratellanza umana che supera
steccati e abbatte muri culturali, sociali e religiosi, devolviamo
le corrispettive spese alla Caritas e Associazioni che, a nome e
per conto di tutti, hanno preso in cura le vittime, ferite nel corpo
e nello spirito, da quella che Papa Francesco chiama “una
pazzia”.

Trasformiamo allora i fuochi pirotecnici da rumori di guerra i umori
di festa. E la festa sarà più vera!