UNI – Ente Italiano di Normazione ha pubblicato oggi la Prassi di Riferimento UNI/PdR 193:2026, che stabilisce come devono essere costruiti e sorvegliati gli esami per certificare le competenze digitali di cittadini ed educatori secondo i quadri europei DigComp e DigCompEdu, in accordo alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024. È il primo documento prodotto da un ente di normazione, in Italia e a livello internazionale, dedicato a questa materia.

I due framework, elaborati dalla Commissione europea attraverso il Joint Research Centre, descrivono ventuno e ventidue competenze digitali, ma non indicano come verificarne il possesso. In assenza di criteri comuni il mercato si è sviluppato in modo disomogeneo: accanto a organismi accreditati che erogano esami progressivi, sorvegliati e tracciabili, operano soggetti che rilasciano attestati con procedure semplificate o automatizzate, e offerte in cui la formazione e la valutazione sono vendute dallo stesso operatore. In Italia, intanto, queste certificazioni hanno assunto rilevanza amministrativa: danno punteggio nelle graduatorie scolastiche, rientrano fra i requisiti di accesso ai profili del personale ATA e sono richieste in bandi pubblici.

La Prassi interviene anzitutto sul punto che più aveva alimentato la confusione: non si devono imporre percorsi formativi obbligatori come condizione per accedere all’esame, né vincolare il candidato all’acquisto di corsi, materiali o tutoraggi. Stabilisce poi che l’identità di chi si presenta alla prova sia verificata con SPID, CIE o eIDAS, e che l’esame si sostenga per intero in un’unica sessione continua e sorvegliata, senza possibilità di frazionarlo o di certificare singoli livelli e singole aree di competenza: un sorvegliante ogni cinquanta candidati da remoto, uno ogni trenta in presenza.

Un capitolo è dedicato ai dati raccolti durante la prova, con una precisione inconsueta per un documento tecnico. Non è ammesso il trattamento di dati biometrici, né la raccolta automatizzata dei comportamenti del candidato — tasti digitati, movimenti del mouse, attività su Internet — per elaborarne indici di rischio, né l’installazione di software di controllo di terze parti. Chi non intende sottoporsi al monitoraggio automatico deve poter sostenere l’esame in modalità alternativa, senza effetti pregiudizievoli. Il certificato, infine, deve poter essere verificato in autonomia da chi lo riceve, anche senza collegarsi ai sistemi dell’organismo che lo ha emesso, ed è valido due anni.

Simone Aldo Buonporto, Presidente di IDCERT e project leader del Tavolo UNI: «Abbiamo cercato se esistesse già, da qualche parte, un documento che dicesse come si certifica una persona su questi framework. Non l’abbiamo trovato. Allora lo abbiamo scritto noi, insieme a chi rappresenta gli insegnanti, le imprese e lo Stato, e ci è voluto più di un anno proprio perché nessuno dovesse firmare qualcosa in cui non credeva. Una certificazione è una promessa fatta a chi la ottiene e a chi dovrà fidarsene: da oggi quella promessa ha delle regole».

La Prassi è stata proposta da IDCERT S.r.l. Società Benefit e da Fondazione Italia Digitale ed elaborata dal Tavolo “Valutazione delle competenze digitali” condotto da UNI, aperto il 23 luglio 2025. Vi hanno partecipato il Ministero dell’Istruzione e del Merito, ACCREDIA, FLC CGIL, CISL Scuola, Unioncamere, ASSOTIC – Conforma – UN.I.O.N., All Digital, EGInA e il Gruppo IQC-Pomiager. Il testo è passato per una consultazione pubblica conclusa il 24 marzo 2026.

«Un ringraziamento a parte va a UNINFO, nella persona del presidente Mimmo Squillace, a Giacomo Riccio e Fabio Rossi di UNI Ente Italiano di Normazione che ci hanno accompagnati lungo tutto il percorso».