E’ ormai alle battute conclusive il processo con rito abbreviato e che vede alla sbarra esponenti del clan Pesce di Andria. Varie le accuse di cui devono rispondere i quattro imputati tra cui estorsione, tentata e consumata, e di usura con l’aggravante del metodo mafioso nella città federiciana. Nel primo pomeriggio di oggi l’udienza con l’esame degli imputati e la requisitoria del pubblico ministero con anche le memorie conclusive delle parti civili coninvolte e tra queste il comune di Andria, l’Ordine degli Avvocati BAT, il Ministero dell’Interno e l’associazione Antiracket.

Il procedimento vede a giudizio quattro delle sei persone fermate tra settembre ed ottobre del 2023 in una operazione della Questura BAT. Si tratta dei fratelli Oscar Davide e Gianluca Pesce rispettivamente di 37 e 39 anni entrambi coinvolti anche in una operazione complementare dei carabinieri BAT e della DDA di Bari di ottobre 2025. A processo anche Michela Altomare Caldarone, 31enne e Nicolas Nicolamarino 36enne. Il processo di primo grado si è già chiuso con due condanne in un rito abbreviato “secco”, invece, per Giuseppe Loconte e l’avvocatessa Tiziana Favullo rispettivamente a sei anni, dieci mesi e venti giorni ed a quattro anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione. Al momento per entrambi, dopo il ricorso, si attende il giudizio della Corte d’Appello. L’udienza si svolge davanti al Tribunale di Trani.

Le indagini che culminarono con gli arresti del 2023 avrebbero appurato diversi episodi estorsivi tra cui quello ai danni di un agente della Polizia Locale, andriese ma in servizio a Barletta, coinvolto in un sinistro stradale con Michela Altomare Caldarone, compagna di Oscar Davide Pesce. Quest’ultimo avrebbe minacciato il vigile urbano costringendolo a riparare a sue spese l’auto della donna, senza presentare denuncia all’assicurazione.

Tra le parti civili, come detto, c’è il comune di Andria: l’obiettivo hanno spiegato dall’ente, è quello di assumere una posizione netta contro le organizzazioni malavitose e mafiose del territorio. Il comune, rappresentato dall’Avv. Decandia, chiede nuovamente il risarcimento dei danni subiti dalla comunità sia per l’immagine che per la parte economica sana della città così come, le condotte degli imputati, avrebbero leso in modo diretto gli interessi dell’ente come identificati dal suo Statuto.