A meno di due mesi dalle elezioni comunali di Andria, fissate per il 24 e 25 maggio 2026, il centrodestra schierato attorno alla candidatura di Sabino Napolitano lancia un attacco frontale alla coalizione del sindaco uscente Giovanna Bruno, definita «un’accozzaglia di gruppi e personalità che fino a pochi giorni fa attaccavano duramente l’operato della stessa amministrazione, mossi a giudizio degli avversari dalla sola logica della sopravvivenza politica».

Al centro delle critiche, in primo luogo, la questione morale. Il centrodestra punta il dito sulla presenza nella coalizione di Bruno di consiglieri indagati per corruzione, ancora al proprio posto, ritenuta incompatibile con la linea tenuta a livello nazionale dalle stesse forze — Partito Democratico e Movimento 5 Stelle — che in altri contesti hanno chiesto e ottenuto dimissioni eccellenti.

Viene poi sollevato il tema della concessione gratuita di un terreno comunale alla Fondazione per le Neurodiversità, sulla quale si chiedono chiarimenti in merito a un’eventuale proroga e alle relative condizioni. A rendere la questione ancora più spinosa, secondo gli avversari della sindaca, è il fatto che alcuni degli esponenti oggi rientrati in maggioranza avevano loro stessi chiesto chiarezza su questo punto soltanto poche settimane fa.

Sul piano amministrativo, vengono citati quelli che il centrodestra definisce «primati negativi»: livelli elevati di TARI, una situazione ambientale definita preoccupante e, soprattutto, l’inerzia sul nuovo ospedale, opera ritenuta fondamentale per il territorio. «Oggi parlano di poche settimane per l’avvio della gara dei lavori» si legge nel documento, «ma la fiducia dei cittadini andriesi è ai minimi termini visti gli anni passati con promesse mancate da parte della Regione Puglia».

Di contro, viene rivendicata la compattezza dello schieramento di centrodestra, presentato come alternativa seria e credibile di fronte a una sinistra descritta come «divisa nei contenuti ma unita solo dalla volontà di mantenere il potere, sotto l’influenza di interessi esterni e di figure politiche provenienti da Bari e Barletta».