
Il presidente del consiglio comunale di Andria, Giovanni Vurchio, respinge fermamente le accuse di ostruzionismo mosse dalla sindaca durante la seduta del 28 agosto riguardo al progetto della piscina comunale.
In un comunicato stampa, Vurchio definisce «infondate e smentite dai fatti» le affermazioni della sindaca secondo cui avrebbe bloccato la discussione sul progetto. Il presidente del consiglio rivendica di aver rispettato tempi e procedure: il provvedimento è stato trasmesso regolarmente all’ufficio di presidenza il 4 agosto e inoltrato alle commissioni competenti il 13 agosto.
«Chi ricopre ruoli istituzionali deve verificare accuratamente i fatti prima di fare dichiarazioni pubbliche che possano danneggiare la credibilità delle istituzioni», afferma Vurchio. Il presidente considera le accuse «non solo scorrette ma gravi e pericolose», soprattutto perché rese in assenza dell’interlocutore.
Vurchio rivendica di aver sempre garantito «trasparenza, imparzialità e rispetto per tutti i consiglieri, senza mai ostacolare alcun provvedimento». Il presidente ricorda come non sia la prima volta che emergono criticità nei provvedimenti amministrativi dopo una valutazione attenta, citando i casi della municipalizzata Multiservice e del cimitero comunale.
Nel caso del progetto della piscina, Vurchio sostiene che l’ufficio di presidenza ha agito «nell’esclusivo interesse della comunità e dell’ente». Il presidente invita quindi la sindaca «a rivedere pubblicamente le sue affermazioni, riportando il confronto politico su un piano di rispetto e correttezza, come i cittadini si aspettano».
In caso contrario, Vurchio minaccia di tutelare la propria immagine pubblica «nelle sedi opportune». Il presidente conclude con una stoccata alla sindaca: «Non accetterò lezioni di correttezza da chi confonde l’interesse pubblico con quello privato. Le istituzioni vanno rispettate, non strumentalizzate».
«Sarà il tempo a giudicare chi lavora per il bene della città e chi usa le istituzioni per fini personali», conclude Vurchio, lasciando intendere che lo scontro istituzionale potrebbe non essere ancora concluso.




































