Il Tribunale di Bari ha condannato 18 imputati, tutti appartenenti al clan Pistillo di Andria, con le accuse a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di droga. Per alcuni c’è anche l’aggravante del metodo mafioso. Il processo partito nel capoluogo a novembre scorso dopo l’operazione che portò all’arresto di 20 persone a maggio del 2023, si è svolto con rito abbreviato ed ha visto anche il comune di Andria costituito parte civile. Stamane l’ultima udienza con le brevi repliche dell’accusa prima della sentenza arrivata nel primo pomeriggio da parte del Giudice De Salvatore.

Condanne pesanti a 20 anni per Nicola Bruno e Vincenzo Pistillo mentre a 19 anni per Nicola Messina ed a 16 anni per Riccardo Leonetti, tutti accusati di essere veri e propri organizzatori della rete di spaccio smantellata ad Andria a maggio scorso dai carabinieri coordinati dalla DDA di Bari e facente capo al clan Pistillo. Essenziale nel sodalizio criminale il ruolo delle donne ed in particolare delle mogli dei boss, in carcere già da tempo, e deputate a gestire gli affari di famiglia. Particolarmente importante sarebbe stato il ruolo di Vincenza Orlando condannata a 14 anni di reclusione mentre la moglie del boss Michele Pistillo è divenuta collaboratrice di giustizia. Le indagini sono partite a febbraio 2020 quando l’auto di un carabiniere in servizio ad Andria venne data alle fiamme a Ruvo di Puglia. Da lì sono partite le attività investigative che hanno portato alla luce l’attività di stampo mafioso del clan, la sua struttura gerarchica a trazione familiare ed il dominio sul narcotraffico nel nord barese.

Questa mattina alla lettura del dispositivo presente anche il Sindaco di Andria Giovanna Bruno assieme all’avvocatura dell’ente. Le altre condanne vanno dai 3 ai 10 anni di reclusione.