La sua storia era stata raccontata in un libro, scritto a quattro mani da sua madre, Nunzia Catalano, e da un giovane giornalista, Andrea Colasuonno. Una sorta di diario di bordo, redatto negli ultimi 19 anni: quelli che un ragazzo ha trascorso sospeso tra la vita e la morte, dopo un terribile incidente stradale.

Un diario di lotta e di attesa. L’attesa di poter scrivere un giorno sulle sue pagine un lieto fine che purtroppo non è arrivato. Non ce l’ha fatta Emanuele Torelli, il 42enne andriese, in coma vegetativo dal novembre del 2001, è morto nelle prime ore di questa mattina.

La fine di un lungo pellegrinaggio, tra ospedali e cliniche specializzate d’Italia e d’Europa, cominciato quando Emanuele aveva appena 23 anni e la sua auto finì contro un camion, in autostrada, mentre stava tornado a casa.

Ad accompagnarlo, in questi viaggi della speranza, c’è sempre stata la sua mamma, Nunzia, che nel frattempo ha cominciato ad annotare quello che succedeva, giorno dopo giorno: colloqui coi dottori, visite di amici e familiari, ostacoli burocratici ed emozioni.  Mette tutto insieme e lo consegna ad un giornalista, che trasforma quegli appunti in un libro, “Ricordati di svegliarti”, presentato ad Andria nel luglio scorso.

Lei non ha mai smesso di lottare e di sperare, convinta di poter far leggere un giorno a suo figlio la cronaca della loro odissea. Di poterlo rivedere finalmente con gli occhi aperti. Gli stessi occhi che adesso si sono chiusi per sempre.