
Sabato 3 giugno a Torino, in Piazza San Carlo, migliaia di persone che si erano radunate per seguire la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid sono fuggite prese dal panico dopo un falso allarme, provocando una violenta ressa in cui sono rimaste ferite 1527 persone. La maggior parte ha riportato ferite lievi, con graffi dovuti alla grande quantità di bottiglie di vetro in terra o contusioni. Tre persone sono tuttora in prognosi riservata e tra loro c’è un bambino di sette anni.
A vivere attimi di terrore e tensione, un giovane tifoso andriese che si era recato nel capoluogo piemontese per un weekend in compagnia di amici e per seguire l’atteso big-match della massima competizione europea. Fortunatamente per lui solo tanto spavento e ferite guaribili in pochi giorni, ma la rabbia per quello che è accaduto è tanta, come egli stesso ci racconta.
«Ciò che è accaduto a Torino in Piazza San Carlo mi lascerà un segno indelebile – ci scrive il giovane andriese. A mio avviso, la vera causa di tutto questo è stata la mancanza di sicurezza. Io e il mio gruppo di amici eravamo a conoscenza dei blocchi anti-tir, della messa in sicurezza della piazza, dei metal detector, del divieto di introdurre alcolici e contenitori in vetro. Questo ci ha tranquillizzato e abbiamo scelto di vivere il match nel cuore di Torino anzichè nel più decentrato Parco Dora. A conti fatti, però, di tutto questo abbiamo visto ben poco. Appena arrivati un mio amico ha superato il varco senza controllo. Ad un altro un poliziotto gli ha detto: “Non aprire lo zaino. Mi fido”. Entrati in piazza, tra migliaia di persone, ci rendiamo conto dell’enorme quantità di birra in vetro presente e di diversi venditori ambulanti non autorizzati che vendevano birre ghiacciate con “tini/ carrelli della spesa” che sfrecciavano tra la gente incuranti di piedi e caviglie. Se a questo ci aggiungiamo uscite di emergenza-vie di fuga invisibili ad occhio nudo, un presidio di ambulanze e vigilanza in numero ridicolo, il quadro è completo. Nel momento topico in cui c’è stato il fuggi-fuggi generale, i cocci di vetro hanno fatto la differenza, in negativo. Ora preghiamo per il miglioramento delle condizioni di chi ha avuto la peggio. Sono sensazione indescrivibili. Eravamo convinti di essere stati attaccati da qualcuno, che ci fosse un attentato in corso. Ti rendi conto di essere indifeso e di quanto puoi perdere da un secondo all’altro».



































