La Corte d’Assise del Tribunale di Trani ha condannato a tredici anni di reclusione il 49enne Nicola Ribatti per i reati di tentato sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni di un noto imprenditore edile di Andria. Nell’ambito delle stesse indagini coordinate dalla Dda e condotte dai Carabinieri del nucleo investigativo della Bat, a luglio del 2024 fu arrestato anche Antonio Cianciola. Anche per lui era già arrivata la condanna a dieci anni già confermata anche in appello, dopo che il 57enne aveva scelto il rito abbreviato. Una vicenda iniziata diversi anni fa a seguito di una denuncia dell’imprenditore andriese nel 2021 a seguito proprio di un tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione.
Il fatto si verificò a Bisceglie nella serata dell’11 novembre 2021, quando la vittima, che stava percorrendo la SP 33 Andria / Bisceglie a bordo della sua auto – fu costretto a fermarsi da quattro soggetti – armati – che viaggiavano a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata, una Stelvio Alfa Romeo rubata, dotata di un lampeggiante blu. In quella occasione l’imprenditore riuscì a darsi alla fuga mettendosi in salvo. Secondo l’impostazione accusatoria poi accolta dai giudici nei diversi gradi di giudizio, quell’episodio era scaturito a seguito della mancata adesione della vittima ad una richiesta estorsiva, tramite lettera anonima, ricevuta nel giugno del 2021, per sostenere le persone detenute. Quella stessa lettera conteneva il codice identificativo del gruppo di appartenenza “666” che sarebbe servito per stabilire un contatto nel caso in cui l’imprenditore avesse deciso di soggiacere alle pretese.
Secondo le indagini, i due indagati avrebbero monitorato i movimenti e le abitudini di vita della vittima con appostamenti e pedinamenti, segnalandoli ad altri complici entrati in azione la sera dell’11 novembre 2021 e poi avrebbero avvicinato l’imprenditore, proponendosi quali mediatori rispetto alle richieste estorsive che gli erano state avanzate, reiterate con una ulteriore lettera anonima ed alcuni sms ricevuti tra il gennaio ed il febbraio 2022. Dopo il sequestro di persona non andato a buon fine, l’imprenditore ricevette anche una seconda lettera con altre minacce. Gli approfondimenti attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi delle immagini di videosorveglianza, servizi di osservazione e accertamenti tecnico scientifici – consentirono di far emergere che il gruppo, ben organizzato, identificatosi con il codice “666”, già a partire dall’anno 2017, aveva posto in essere condotte estorsive attraverso l’invio di lettere anonime nei confronti dei titolari di altre imprese locali.
A carico di Ribatti i giudici tranesi hanno anche stabilito il pagamento immediato dei danni in favore delle parti civili costituite tra cui figurano lo stesso imprenditore ed il Comune di Andria.



































