
«La prima proposta di efficientamento energetico per la pubblica illuminazione fu presentata al Comune di Andria nel 2017. Sono passati nove anni, si sono susseguiti altri progetti, tutti senza esito». A fare i conti in tasca all’amministrazione è Vincenzo Caldarone, ex sindaco di Andria, che torna sul tema segnalando come oggi sembra essere sul tavolo una nuova proposta che prevede investimenti interamente a carico dei proponenti privati, i quali recupererebbero le risorse dal risparmio energetico e tariffario generato dall’intervento, senza quindi gravare sul bilancio comunale con nuovo debito.
I dati che Caldarone richiama delineano un quadro di notevole interesse: «Il bilancio comunale potrebbe risparmiare tra i 600 e i 700 mila euro l’anno di bolletta energetica, rinnovare l’intera rete di pubblica illuminazione, sostituire le linee e gli allacci abusivi, avviare servizi di smart city e sicurezza digitale e implementare sistemi di monitoraggio ambientale e luminoso, il tutto con capitali privati».
Ma è il conto del tempo perduto a colpire maggiormente. «Moltiplicando i vantaggi annuali – spiega Caldarone – per i nove anni trascorsi dal 2017, aggiungendo gli interessi maturati sulle bollette liquidate con ritardo, sommando i risparmi aggiuntivi ottenibili dagli incentivi statali del Conto Termico 3.0 e considerando le potenziali entrate da una Comunità Energetica pubblica, le cifre supererebbero il deficit che ancora oggi costringe Andria al piano di riequilibrio e alla rinuncia a servizi e investimenti per i cittadini».
Il ragionamento si allarga poi all’intera provincia BAT, dove altri filoni di gestione industriale pubblica potrebbero generare risorse analoghe, a partire dall’ipotesi di una agenzia territoriale per l’energia. La domanda che Caldarone pone è essenzialmente politica: «Le sfide elettorali in corso nelle città e nella BAT sapranno misurarsi su questi temi?» Lo diranno i prossimi giorni.



































