
«Lunedì 19 gennaio 2026 ricorre il 26esimo anniversario dalla morte di Bettino Craxi. Un lasso di tempo troppo lungo, ancora di più in politica, ma è sempre più attuale la figura del leader Socialista, nei fatti un innovatore per la storia del nostro paese. La figura dello statista Craxi deve essere narrata con la voce più mite e veritiera dei tanti risultati ottenuti attraverso la maturazione in senso liberale e riformista del Partito Socialista Italiano». Lo si legge in una nota a firma di Luigi De Mucci, segretario regionale nPSI.
«Difatti, il pensiero concreto e sempre equilibrato dell’uomo Craxi, che guidava l’azione politica del leader si poteva ben riscontrare sia nella fermezza mostrata agli occhi del mondo durante “la notte di Sigonella”, che nel coraggio con cui nel 1978 si rivelò tra i pochi politici italiani determinati a salvare Aldo Moro. Eppure il libro dei doverosi riconoscimenti del più famoso Socialista italiano ha poche pagine, perché a partire dalla caduta della Prima Repubblica, attraverso un “golpe” politico giudiziario, nei confronti di Bettino Craxi è stata attuata una vera e propria “damnatio memoriae”.
Il termine “craxiano” è stato usato per mettere alla gogna il libero e democratico pensiero di coloro che, non hanno mai disconosciuto il socialismo e il “Garofano Rosso”, ma hanno avuto la colpa di riscoprire quotidianamente la visione non marxista della tradizione socialista italiana e di aderire all’idea del socialismo liberale, riformista e tricolore.
Il Nuovo Psi con la guida in Italia del Presidente Caldoro, del Segretario Barani e del vice Simone, assieme ai tanti militanti e simpatizzanti non ha mai ammainato la bandiera socialista del garofano rosso, continuando e far crescere in Italia il pensiero del socialismo riformista ed anticomunista.
Il garofano rosso ha da sempre segnato la linea direttrice del cammino di uomini uniti dal motto “bisogni e meriti”, mentre ancora oggi vi è qualcuno che non ci reputa degni di essere definiti Socialisti! Magari quello stesso qualcuno, che, nei fatti, ha rinnegato la propria storia, accasandosi tra le fila degli accusatori di Craxi, a differenza di coloro i quali sono rimasti fedeli al proprio ideale e alle proprie idee.
Chi vuole il bene dell’Italia e al Socialismo Italiano non deve più arrovellarsi nella perpetua ricerca del massimo comune divisore ma deve spingersi a riscoprire il minimo comune denominatore lasciato in eredità da chi, come Craxi, ha avuto davvero cuore le sorti del Paese ed è stato costretto a morire in esilio, per colpa di un “golpe” politico giudiziario.
Sarebbe opportuno evitare di trascinare la storia gloriosa di Bettino Craxi in dispute ed analisi nominalistiche ed avviare una stagione di verità, nel ricordo di un leader che ha portato l’Italia a diventare la 5 potenza mondiale attraverso un periodo politico di forte crescita e modernizzazione del nostro paese».



































