
Pubblichiamo le riflessioni di Vincenzo Caldarone in merito alle autorizzazioni rilasciate dalla ZES ad Andria:
«50 autorizzazioni rilasciate dalla ZES ad Andria suscitano un mare di parole pro o contro, ma ancora nessuna vera analisi di ciò che accade davvero nella nostra economia, e di quello bisogna fare per dargli una svolta di qualità e sviluppo. Vediamo le cose e i fatti.
La metà circa dei progetti sono ampiamenti o ristrutturazioni di attività esistenti (frantoi, aziende agricole, o piccole attività commerciali). I nuovi insediamenti sono tutti di piccole dimensioni, e concentrati nel Piano per gli Insediamenti produttivi, le cui aree cominciano ad essere disponi bili dopo anni e anni. Unico investimento “esterno” è il Mac Donald.
Non ci sono motivi né di trionfo né di catastrofismo. Si possono trarre alcune conclusioni:
- L’impatto occupazionale atteso appare complessivamente limitato e l’impatto territoriale contenuto, anche in ragione della concentrazione degli interventi nelle aree produttive già destinate all’insediamento.
- Non emerge un significativo fenomeno di attrazione di investimenti esterni: la dinamica osservata è essenzialmente endogena. Il sistema locale ha una sua vitalità che bisogna sostenere e potenziare.
- La capacità di investimento delle imprese già presenti e la capacità di un territorio di attrarre nuovi investimenti sono due cose diverse. La prima esiste e va sostenuta; la seconda va ancora costruita.
Servono:
– opportunità di insediamento con Infrastrutture, tutela ambientale e servizi avanzati che nessuna ZES potrà mai realizzare;
– iniziative proattive di attrazione di investimenti e di innovazione in campo ambientale, energetico, tecnologico;
– sostegni a centri di competenze e imprese innovative giovanili per fermare la emorragia di persone e saperi;
– una rete territoriale per turismo, ambi ente e industria pubblica
Sono processi che richiedono partecipazione attiva di imprese, enti locali, istituzioni regionali e provinciali, associazioni e reti. Sono necessari e urgenti. Se fronteggiamo celebrazioni da un lato e paure dall’altro, se facciamo prevalere propaganda e apparenza, il mondo va vanti per conto suo e ci lascia indietro».




































