C’è bisogno di completare una procedura burocratica per rendere definitivamente di pubblica utilità l’opera, ci sono tre diversi progetti di sistemazione già in corso anche se per uno c’è necessità di accelerare nella progettazione, c’è stato un richiamo forte al Consorzio di Bonifica per la pulizia. E’ un po’ questa la sintesi di un focus svoltosi ieri in regione nel corso della V commissione consiliare e chiesto dal consigliere regionale Giovanni Vurchio sulla situazione del Canale Ciappetta Camaggio. Ben 22 chilometri di un essenziale sfogo per le acque piovane che attraversa Andria e Barletta sino alla foce nel mar Adriatico e che è caratterizzato da una forte presenza dell’uomo attorno. Costruito nel dopo guerra ha scontato uno sviluppo delle città spesso incontrollato con una urbanizzazione che ha inglobato in molti casi il canale stesso. Nel corso della seduta sono emerse le diverse responsabilità progettuali ma anche pratiche rispetto ad interventi necessari su di una struttura che rientra nei piani di mitigazione del rischio idrogeologico. Sul canale al momento ci sono tre diversi progetti in corso di sviluppo. Il primo sulla foce nel comune di Barletta è partito da poco e vede già in corso i lavori.
Poi c’è un progetto di consolidamento del canale nell’abitato di Andria dove il Ciappetta Camaggio è stato tombato e, come specificato anche dall’assessore ai lavori pubblici Mario Loconte, crea problemi anche di viabilità considerando che ci sono due strade importanti come via Eritrea e via dott. Camaggio chiuse a causa del pessimo stato manutentivo al di sotto della strada. Per questo progetto però si è già in appalto integrato, ci sono 9 milioni di euro di finaziamento e ci si avvia verso l’inizio dei lavori previsto per settembre. Il comune, con un altro finanziamento, aveva già completato invece le opere sottostanti via Carmine con la riapertura e rimozione del ponte Bailey. Terzo progetto, poi, quello invece a monte. Un progetto di cui si è parlato tanto nel 2025 quando si scoprì che una delle soluzioni progettuali poteva esser quella di trasformare la dolina carsica naturale, il Gurgo di Andria, in una vasca di laminazione cioè in un grande serbatoio di raccolta di acque piovane. Soluzione che sollevò tanti dubbi e diversi interventi anche politici all’epoca con uno stop inevitabile al progetto ed una variante necessaria con la costruzione di due barramenti in serie ubicati all’interno di una depressione morfologica naturale in un’area a vocazione agricola per la raccolta delle acque e la diminuzione della portata nel canale stesso. Il problema è che su questo progetto si viaggia a rilento almeno da quanto emerso nel corso della seduta. Il commissario di governo per il contrasto del dissesto idrogeologico nella Regione Puglia, infatti, ha richiamato formalmente tutti con una nota formale di accelerare per non incorrere nel rischio di perdita del finanziamento stesso.
All’incontro chiarificatore presente naturalmente la parte politica della Regione ma anche ASSET con l’ing. Sannicandro che è stato delegato sino al 2023 proprio alla gestione di questa problematica. Presenti anche il Comune di Andria ed il Comune di Barletta ma particolarmente interessante è stato l’intervento dell’assessore all’ambiente dell’ente andriese Savino Losappio che ha richiamato il Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia alle attività di pulizia del canale a loro delegate.
Dal Consorzio di contro hanno specificato di aver speso in circa dieci anni oltre 2 milioni di euro per le pulizie anche se nell’ultimo periodo ci si era fermati a causa della mancanza di mezzi. Poi pare si sia ripartiti ma l’appello del comune di Andria traccia un richiamo al Consorzio, già al centro di numerose polemiche, che dovrebbe occuparsi proprio della costante e programmata bonifica di questo tipo di interventi.



































