
Su 107 province italiane, quella di Barletta-Andria-Trani si colloca al 105° posto per condizione giovanile secondo la classifica del Sole 24 Ore. È questo il dato di partenza da cui muove la riflessione dell’ex sindaco di Andria Vincenzo Caldarone, che a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale lancia un appello alla nuova amministrazione e all’intera comunità locale.
I numeri parlano chiaro. Se per anziani e bambini il territorio si mantiene in posizioni intermedie, per i giovani il quadro è quasi da maglia nera. Il paradosso è che per il tempo libero la provincia se la cava persino bene — addirittura quinta a livello nazionale — e ottava per matrimoni. Il buco nero si apre altrove: disoccupazione giovanile al 95° posto, basso livello di istruzione al 103°, laureati al 98°, capacità relazionale al 103°, partecipazione civile al 97° e saldo migratorio al 99°.
«Se mettiamo insieme il saldo migratorio negativo e il basso numero di laureati, vediamo subito il vero problema: il tasso di abbandono delle nostre città» scrive Caldarone, descrivendo un meccanismo perverso e autoreferenziale: i ragazzi più aperti all’innovazione vanno via, la comunità si indebolisce, il livello medio di competenze si abbassa e si riproducono le stesse condizioni che alimentano la fuga. «È un cane che si morde la coda» sintetizza l’ex primo cittadino, precisando che non si tratta di un problema futuro ma di un’emergenza attuale, che oggi priva il territorio della capacità di competere con altri contesti più dinamici.
Caldarone non attribuisce responsabilità esclusive alla politica locale: un Comune da solo non può risolvere problemi così strutturali. Può però, sottolinea, «guidare un processo, mettere insieme le forze, attrarre investimenti, costruire alleanze tra istituzioni, imprese, scuole, professionisti, università, centri di competenza e cittadini». Le priorità indicate sono precise: energia, digitale, competenze, rigenerazione delle aree produttive, nuove filiere, attrazione di imprese e creazione di lavoro qualificato.
L’appello finale è rivolto direttamente a chi ha condotto la campagna elettorale a colpi di annunci e scenari ambiziosi: «Non mettete quei sogni nei cassetti, e non conservateli per la prossima campagna elettorale. Trasformiamoli adesso in progetti, scelte e azioni. Perché la vera sfida non è solo amministrare meglio l’esistente. È costruire un territorio in cui i giovani abbiano una ragione per restare, tornare, investire, lavorare e partecipare».







































