Assolto per insussistenza del requisito della colpa grave. Arriva la parola fine per Cesareo Troia sul procedimento giudiziario, avviato dalla procura della Corte dei Conti, in merito alla vicenda del direttore facente funzioni del Parco dell’Alta Murgia, Fabio Modesti, che avrebbe ricoperto quell’incarico senza averne i titoli dal 2007 al 2017, incassando quasi 500mila euro, ovvero circa 5mila euro lordi al mese. L’attuale vice sindaco di Andria si è insediato come vice presidente dell’ente Parco a maggio del 2017, quando Modesti aveva già ricoperto dieci anni da direttore facente funzioni pur non avendo una laurea. Troia, nell’incontro di stamane con la stampa a margine della sentenza dei giudici della Corte dei Conti, ha raccontato di essere stato proprio lui, una volta insediato nel 2017, ad avviare il bando per la nomina del direttore del Parco sotto la supervisione del Ministero dell’Ambiente, unico organo vigilante. Nel giro di pochi mesi la procedura terminò con la nomina di Domenico Nicoletti, ponendo fine all’incarico di Modesti.
Cesareo Troia ha inoltre sottolineato di essere stato promotore delle attività di ricognizioni che poi avrebbero fatto scattare l’indagine della Guardia di Finanza. L’ex vicepresidente del Parco nel 2019 faceva parte di un cda che avviò l’annullamento in autotutela delle delibere con cui nel 2016 era stata riconosciuta a Modesti la retribuzione aggiuntiva.
Il procedimento giudiziario si è chiuso praticamente senza responsabili. I 495mila euro di danno erariale contestati dalla Procura della Corte dei Conti sono andati in prescrizione, e quindi persi. Inizialmente era stato chiesto che a pagare un quinto di quei soldi – circa 99mila euro – fossero l’ex presidente del Parco Girolamo Pugliese (scomparso pochi giorni fa, in carica dal 2005 al 2010) l’ex commissario Massimo Avancini, e gli ex amministratori Cesare Veronico e Cesareo Troia. Di questi ha pagato in minima parte solo Avancini. Per Troia la procura aveva chiesto la condanna in via sussidiaria a titolo di colpa grave per aver omesso di intervenire perpetuando l’indebita attribuzione di Modesti. Ma i giudici ne hanno stabilito l’insussistenza.



































