Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota stampa arrivata a firma dell’Intergruppo Consiliare di Andria formato da quattro consiglieri e cioè Vincenzo e Michele Coratella del M5S, Gianluca Grumo di Azione e Michele Di Lorenzo del gruppo misto.

«In risposta alle recenti dichiarazioni del dott. Vincenzo Caldarone, l’Intergruppo Consiliare
“Ambiente, Salute e Cultura” esprime una posizione più cauta e riflessiva su quanto sta
avvenendo con le Zone Economiche Speciali (ZES) ad Andria. Dietro i numeri celebrati
come “vitalità imprenditoriale” si nasconde una realtà preoccupante: procedure accelerate
che bypassano il Comune, varianti urbanistiche non tracciate, oneri e garanzie per la
collettività non verificati.

Andria è al primo posto nel Mezzogiorno per progetti ZES: 21 autorizzazioni rilasciate e 55
in istruttoria. Questo primato, tuttavia, non può essere valutato solo in termini quantitativi,
ma deve essere analizzato per la sua qualità amministrativa e per i suoi effetti sul territorio.

Quello che viene presentato come un risultato positivo rischia, in realtà, di essere
l’ennesimo capitolo di una pericolosa cultura della deroga, che svuota le competenze
dell’ente locale e sostituisce la pianificazione partecipata con autorizzazioni calate dall’alto.

Il Paradosso del successo senza struttura
Questo record di autorizzazioni è il sintomo di una procedura che funziona proprio perché
è derogatoria. Lo Sportello Unico Digitale (SUD) ZES, centralizzato a livello nazionale,
autorizza interventi senza che il Comune di Andria abbia il tempo e gli strumenti per
condurre un’istruttoria decente. Le pratiche vengono spesso valutate in assenza del parere
tecnico dell’ente locale, l’unico a conoscere a fondo le dinamiche del proprio territorio, o in
alcuni casi vengono approvate con valutazioni superficiali che giustificano cicli produttivi
incompatibili con le norme del PRG.

Il Buco Nero delle Varianti Urbanistiche
La normativa ZES prevede che la determinazione della conferenza di servizi costituisca
automaticamente variante urbanistica, senza necessità di delibera consiliare. Ma quante di
queste varianti sono state prodotte? Come vengono registrate nel PRG? È dovere
dell’Intergruppo chiedere conto di questa assenza di tracciabilità, che rappresenta una
grave lesione del principio democratico di governo del territorio.
Allo stesso modo, le autorizzazioni vengono rilasciate senza che siano mai state chiarite questioni fondamentali per la cittadinanza: gli oneri di urbanizzazione primaria e
secondaria sono stati correttamente calcolati? Chi pagherà le opere di urbanizzazione
necessarie? Con quali garanzie, come convenzioni sottoscritte prima dell’inizio dei lavori, il
Comune tutela l’interesse pubblico? La ZES si disinteressa di questi adempimenti, che
rimangono in capo al Comune, il quale sembra non esercitare i propri poteri di controllo.

La pianificazione sostenibile è partecipata, non derogatoria
Una corretta pianificazione sostenibile richiede il confronto partecipato per trasformare le
aree libere del PRG, organizzando una corretta rete viaria, assicurando i servizi a rete e
collegando armoniosamente i nuovi comparti con la città esistente. L’attuale approccio,
invece, rischia di favorire unicamente l’interesse del privato, scaricando sulla collettività
futuri costi per sopperire a carenze infrastrutturali e inquinamento aggiuntivo.

L’esperienza di Bari è un monito
Non si tratta di allarmismi. A Bari il Comune ha dovuto opporsi formalmente a progetti ZES
che prevedevano edifici di 45 metri senza piani esecutivi e destinazioni d’uso speculative,
mascherate da attività produttive. La procedura semplificata rischia di diventare un cavallo
di Troia per eludere le regole fondamentali.

La nostra posizione
L’Intergruppo ribadisce che lo sviluppo è necessario, ma deve essere democratico,
controllato e rispettoso delle regole. Chiediamo pertanto all’Amministrazione comunale:
1.Trasparenza immediata su tutte le varianti urbanistiche già prodotte dalle autorizzazioni
ZES e sulle modalità della loro registrazione.
2.Verifica stringente del pagamento di tutti gli oneri di urbanizzazione e della
sottoscrizione delle convenzioni necessarie a tutela del patrimonio comunale.
3.Un’assunzione di responsabilità nell’esercitare i poteri di controllo e nell’opporsi,
seguendo l’esempio di altre città, a procedure che svuotano la potestà urbanistica dell’ente
locale.

Celebrare un primato numerico senza garantire i controlli non significa portare sviluppo,
ma aprire la porta a una speculazione mascherata da progresso. La vera sfida per Andria è
invertire questa rotta, riaffermando il ruolo centrale del Comune e della comunità nelle
scelte che disegnano il futuro della città».