Quattro dei sei espulsi dal PD di Andria hanno presentato ricorso contro i provvedimenti che sono stati comminati dal partito all’indomani delle elezioni regionali.
I consiglieri comunali Gianluca Sanguedolce, Mirko Malcangi ed Emanuele Sgarra, tutti parte della maggioranza che sostiene la sindaca Giovanna Bruno, e gli iscritti al partito Giovanni Cirulli, Vito Malcangi e Agostino Ciciriello, poco prima di Natale sono stati destinatari di un provvedimento di cancellazione dall’elenco degli iscritti motivato, sostanzialmente, con infedeltà elettorale. Lo statuto del PD prevede infatti che tutti gli iscritti debbano sostenere lealmente i candidati del partito. E questo non sarebbe avvenuto nel corso delle elezioni regionali.
I sei sono ritenuti vicini all’ex consigliere regionale Filippo Caracciolo e avrebbero contribuito all’elezione di Ruggiero Passero sostenendo anche la candidata andriese Daniela Maiorano della lista PER la Puglia anche lei cancellata dall’elenco degli iscritti già al momento della presentazione delle liste per le regionali. Tutti i sei espulsi, anche se in modi e tempi diversi, hanno protestato per la decisione dalla formazione politica ed hanno proposto ricorso alla commissione di garanzia.
In consiglio comunale si è creata una situazione addirittura paradossale con uno degli espulsi del Pd che resta il capogruppo del Pd. Ed è uno dei quattro che oggi portano il PD in tribunale: attraverso l’avvocato Antonio Guantario hanno presentato infatti ricorso Sanguedolce, Cirulli, Mirko e Vito Malcangi. L’avvocato Guantario ha preferito non rilasciare dichiarazioni a tutela dei suoi assistiti. Il ricorso presentato verterebbe sostanzialmente sulla procedura utilizzata dal partito per espellere gli iscritti accusati di tradimento. Mancata possibilità di difendersi, notifiche irregolari, procedure poco chiare potrebbero invalidare il provvedimento di cancellazione dall’elenco degli iscritti.
Quello che risulta poco chiaro è la finalità politica di questa azione: non si resta in paradiso a dispetto dei Santi e, ancor più, non si va a braccetto con chi ti porta in tribunale.






































