I consiglieri comunali di opposizione esprimono perplessità sul progetto del nuovo ospedale di Andria, lamentando la mancanza di chiarezza negli atti ufficiali. Doriana Faraone e Pietro Di Pilato del M5S, insieme a Nicola Civita del Gruppo Misto, hanno diffuso una nota nella quale sollevano dubbi sui contenuti delle delibere che arriveranno in consiglio comunale.
Dopo aver espresso le condoglianze alle famiglie dei tre ciclisti andriesi, i consiglieri hanno ricordato come «qualche anno addietro erano circa 1200 le questioni da chiarire sul progetto del nuovo ospedale di Andria. Oggi, dopo la riprogettazione e qualche anno di tempo sono diventati 348 rilievi e 70 osservazioni».

L’opposizione evidenzia un nuovo problema emerso: «Ci sono alcune centinaia di metri di strada ancora non pubblica, cosa che al momento non consentirebbe di portare l’acquedotto, quindi l’acqua, al nuovo ospedale». I consiglieri fanno notare come «stranamente la nuova piastra oncoematologica a Barletta ed il nuovo Ospedale a Bisceglie non hanno subito tutti questi continui inciampi toccati al nuovo ospedale di Andria».

La critica più dura riguarda quello che definiscono il «Club dei Penelopi», riferendosi a «quelli che ufficialmente hanno fatto e fanno fuoco e fiamme a favore del nuovo nosocomio provinciale ad Andria ma poi, dietro le quinte, hanno remato contro facendo trascorrere infruttuosamente anni».

I consiglieri esprimono preoccupazione per il fatto che «su tutte queste carte c’è sempre scritto nuovo ospedale di Andria, ma mai anche di secondo livello con 400 posti letto». Sottolineano di non gradire «questa ennesima mancanza di chiarezza, anche in considerazione che ci hanno già provato a declassare il nostro nuovo ospedale».

L’opposizione chiede che «sugli atti, con chiarezza, ci siano tutti i reparti previsti per un secondo livello, i 400 posti letto, il Polo Universitario e l’eliporto» e dichiara di non essere «disponibile a nessun accordo al ribasso».

Nell’immediato, i consiglieri richiedono un ambulatorio ad Andria per il trattamento dei malati di tumore e «una scossa agli screening oncologici», oltre a «una azione realmente incisiva sulle lunghe liste di attesa, a partire dalle radiologie».

I consiglieri concludono affermando di lasciare «volentieri i meriti a tutti gli altri, soprattutto a coloro che non hanno fatto praticamente nulla in questi anni ed ora improvvisamente si sono interessati alla questione, in prossimità di nuove elezioni».