
«Cari tutti, sono qui, con non poca fatica, ad annunciarvi che dal prossimo 1 settembre non sarò più il vostro Dirigente scolastico. Dopo sedici anni al “Lotti-Umberto I”, e quaranta complessivi di onorato servizio (è così che si dice, no?), il Ministero ha disposto il mio pensionamento d’ufficio» – sono le parole commosse del prof Pasquale Annese, dirigente dell’Istituto Lotti- Umberti I di Andria.
«Non è stato semplice elaborare il lutto per chi come me ha fatto della 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚, anzi la prima direbbero i miei figli, visto il tempo che ho consapevolmente sottratto loro, conscio però di averlo fatto dedicandolo a ragazzi che non sempre hanno avuto la fortuna di nascere in contesti socialmente e culturalmente appaganti. È stata una bella sfida che ha contrassegnato tutta la mia vita professionale, prima come docente, poi come Vicepreside e infine come Dirigente scolastico, vissuta interamente negli istituti tecnici e professionali, in contesti cioè oggettivamente più complessi, ma non per questo meno motivanti e gratificanti.
Quando penso a questi sedici anni i ricordi che per primi sovvengono alla mente sono quelli legati alla quotidianità con i ragazzi, specie quelli più difficili, di cui spesso sono diventato mentore, confidente, in alcuni casi perfino complice. Entrare nel loro mondo, infatti, con un atteggiamento di ascolto e mai di giudizio, e offrire loro variegate opportunità di crescita culturale e professionale utili per il loro futuro, è sempre stato il mantra della mia azione dirigenziale. Far intravedere loro un porto sicuro, la mia missione.
È questa la visione di scuola che vi consegno, raccomandandomi che riusciate a dare alla stessa continuità e valore. Una scuola autenticamente inclusiva, pronta sempre all’ascolto e non al mero giudizio, che valorizzi le differenze e che dia ad ogni ragazzo contesti e opportunità diverse di apprendimento per poter esprimere le proprie attitudini, le proprie potenzialità, il proprio essere diversamente intelligente. Una scuola che non faccia parti uguali fra disuguali, ma esalti.
Ora non resta che salutarci. Vi ringrazio tutti infinitamente, con immutato affetto».


































