Se lo paragonassimo al mondo dell’atletica o della Formula 1 potremmo banalmente dire che vi è stata una falsa partenza. Anzi per la precisione vi è già stata una squalifica per falsa partenza. Il centro storico della Città di Andria resta in preda ad uno sconfortante degrado acuito da una ripartenza drammatica dopo l’emergenza da Covid-19. Dopo esserci ampiamente occupati della Cattedrale e di Piazza Duomo, ci occupiamo di un’altra falsa partenza con squalifica immediata e cioè quella di Piazza Sant’Agostino. Altra piazza che ha in se una storicità unica per chi prova a studiare ed a raccontare la città ma che è divenuta un campo di battaglia per giovanissimi ragazzi adolescenti. In quella piazza c’è un’antichissima chiesa ma anche la biblioteca comunale ed un centro antiviolenza di proprietà del comune mai entrato in funzione. Ed è proprio qui che si è concentrata ieri sera la follia di alcuni giovanissimi: scardinata la porta di ingresso, di una struttura recuperata con un finanziamento da circa 3 milioni di euro ed esattamente a sette anni dall’apertura del cantiere, l’accesso alle sale e lo sfogo di una follia cieca e senza motivazioni.
Unica motivazione quella di danneggiare senza se e senza ma. Primo ad intervenire sul posto è stato Don Vito Gaudioso il parrocco della Chiesa di Sant’Agostino e che ha provato con le sue forze a fermare il branco prima di contattare le forze dell’ordine. L’arrivo dopo circa una mezz’ora dalla chiamata non ha però fermato la furia distruttiva dei giovanissimi che hanno danneggiato l’immobile così come vi mostriamo nelle immagini. Una violenza verso una proprietà pubblica che non ha giustificazioni. Una violenza che, tuttavia, senza voler fare inutili moralismi, arriva da lontano e da una coscienza collettiva e familiare ormai davvero ai minimi storici. Una falsa partenza con squalifica, l’abbiamo ribattezzata ancor di più se si pensa che i giovanissimi protagonisti sono ragazzi di 13 o 14 anni ancora nel fiore dell’adolescenza. Una violenza, tuttavia, che è lo specchio anche di una comunità che sta pagando più del previsto l’assenza delle istituzioni, non per il controllo delle forze dell’ordine che pur tra grandi difficoltà è sempre stato assicurato, ma l’assenza di progettualità, di visioni, di speranze, di un governo dei processi di cambiamento. Tenere chiusa quella struttura, per problemi che non analizziamo in questo articolo ma che sarebbe dovuta esser un fiore all’occhiello per l’aiuto alle famiglie ed ai minori dopo aver speso diversi milioni di euro, è un pugno allo stomaco.
E allora serve davvero tornare a parlare di cultura, sport, educazione e formazione, perché altrimenti l’eventuale repressione delle forze dell’ordine sarà sempre vana in una comunità che come in atletica o in Formula 1 ha già dato prova di una falsa partenza.


































