Due morti bianche che attendono ancora giustizia dopo esattamente otto anni dagli accadimenti di cronaca. Stiamo parlando della storia di Antonio Carpini, andriese ed all’epoca dell’incidente 42enne, e Cosimo Di Muro, canosino 47enne. Entrambi lavoravano per la stessa azienda e morirono rispettivamente il 3 ed il 31 marzo del 2012 mentre erano impegnati nella realizzazione di un termovalorizzatore nel torinese. Dopo quasi otto anni si è arrivati al processo con il dibattimento in aula che è iniziato a Torino il 16 ottobre scorso. Udienza, in realtà, rinviata per alcuni adempimenti ancora da completare. Domani, mercoledì 19 febbraio, però, all’alba degli otto anni da quella duplice tragedia, ci sarà la seconda udienza presso la 1^ sezione penale del Tribunale di Torino presieduta dal giudice Dott. Barbieri. I familiari dei due operai deceduti, hanno voluto tener viva con tenacia questa vicenda giudiziaria lunga e complessa e si augurano che il 19 febbraio segni il vero inizio di questo processo in cui saranno in quattro alla “sbarra”.

A maggio del 2018, infatti, il sostituto procuratore Laura Longo chiese il rinvio a giudizio per sette persone tra cui i responsabili dell’impresa affidataria dei lavori e della società capogruppo delle imprese esecutive, oltre ai coordinatori della fase di sicurezza, di progettazione e di esecuzione dei lavori, il dirigente responsabile del cantiere e il datore di lavoro dell’impresa subappaltatrice. Antonio Carpini era caposquadra e morì, secondo quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini, durante le operazioni di sollevamento di una ‘mensola rampante’ nella zona del muro Nord della fossa rsu, dopo essere precipitato nel vuoto da un’altezza di 27 metri a causa di un’errata manovra effettuata dal gruista “con conseguente rovesciamento della mensola rampante e precipitazione nel vuoto”. Cosimo Di Muro, invece, era operaio e il suo decesso avvenne 28 giorni dopo mentre si trovava su una mensola speciale rampante a 40 metri di altezza e “a causa dell’improvviso distacco della piattaforma dal muro, precipitò al suolo, riportando lo sfondamento della teca cranica che ne causò anche in questo caso il decesso immediato. Tra le testimonianze ci dovrebbe esser anche quella di Antonio Di Muro, fratello di Cosimo, testimone oculare di quanto accaduto nel primo incidente ad Antonio Carpini ed anch’egli vittima nel secondo miracolosamente vivo dopo un volo da circa 40 metri. Ci sarebbe dovuto esser anche lo stesso Cosimo Di Muro tra i testimoni del primo incidente sul lavoro ma anche per lui un destino beffardo ha coinciso con lo stesso destino di Carpini solo tre settimane dopo.

C’è già stata una sentenza di assoluzione, nel frattempo, quella di Raimondo Montanari il datore di lavoro in seno alla capogruppo delle imprese affidatarie dei lavori per non aver commesso il fatto, mentre due sono stati i patteggiamenti. Un anno e 10 mesi di reclusione per Antonio Zaccagnini, l’allora datore di lavoro delegato dalla società CNIM SA che era l’impresa affidataria con un contratto d’appalto stipulato con la TRM spa impresa proprietaria del termovalorizzatore, ed un anno ed 8 mesi per Carlo Asperges che all’epoca dei fatti era coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. A processo, ci sono Maria Vania Abbinante, coordinatrice in fase di progettazione, Furio Saraceno, responsabile del cantiere per la realizzazione del termovalorizzatore, Nicola Angona, amministratore dell’impresa individuale “Edil Due” una delle ditte subappaltatrici per la realizzazione di un muro per la “fossa dei rifiuti” e per la quale lavorava Antonio Carpini, e Gian Mario Brau amministratore unico della società So.Mi.T. srl. A vario titolo dovranno rispondere di omicidio colposo e lesioni personali colpose.