Buona la prima per il Festival Castel dei Mondi: intrecci e riflessioni per “Perhaps all the dragons”

Il lavoro della compagnia belga Berlin in scena a Mater Gratiae sino a domani

Trasforma un’esperienza individuale in una storia collettiva. Stimola a cambiare direzione, a fare scelte che portino ad una svolta. Ci fa rendere conto di quanto sia facile mettersi in connessione con l’altro, foss’anche nell’angolo più remoto della Terra e anche senza le moderne tecnologie. Inizia così la ventitreesima edizione del Festival internazionale Castel dei Mondi di Andria: con “Perhaps all the dragons”, un lavoro complesso e ben strutturato della compagnia belga Berlin che ha realizzato trenta racconti, 29 vicende realmente accadute che sembrano false e una falsa che sembra vera e che possono intrecciarsi tra loro regalando a ciascuno dei suoi spettatori una esperienza quasi esclusiva delle centinaia di migliaia di possibili combinazioni se ognuno, come vuole la regia, ne deve seguire complessivamente cinque secondo l’ordine definito in una lettera trovata nell’incavo del tavolo in corrispondenza di ogni postazione di questa realizzazione lignea che ricorda un’astronave.

Eppure tutti, entrati nella chiesa di Mater Gratiae e disposti uno di spalle all’altro con il volto rivolto ad uno schermo in un’immagine tipica della quotidianità di quest’epoca, all’uscita sono portati a dialogare, a scambiarsi l’esperienza vissuta a trovarne tratti comuni e differenze e a sperimentare la veridicità della teoria dei sei gradi di separazione che sottende tutta la drammaturgia di Perhaps all the dragons. Una composizione complessa, basata sui rimandi che ogni storia ha con l’altra, tanto che c’è spesso interazione da uno schermo all’altro tra gli attori. E ciascuno spettatore darà poi un significato ulteriore alle 5 storie che gli sono state raccontate rendendo potenzialmente infinita questa video installazione.

Non poteva iniziare meglio anche questa 23esima edizione del festival castel dei mondi che anche  quest’anno ha resistito alle turbolenze organizzative: il nulla lasciato dall’ex assessore è stato ancora una volta colmato dall’esperienza del direttore artistico Carbutti, del direttore di produzione Fisfola e della intera squadra formata in anni di Festival che in pochi giorni hanno recuperato, con il solo finanziamento del Teatro Pubblico Pugliese, il vuoto di un ente comunale che non sembra lavorare per la cultura ma usarla. E se questo spettacolo stimola a fare scelte che portino a una svolta, dobbiamo augurarci che tra gli spettatori ci sia stato il prossimo assessore alla cultura del Comune di Andria.