12 luglio 2016: la vita che cambia, la tragedia che passa, la memoria che vive al km 51

Tre anni fa il disastro ferroviario sulla tratta Andria-Corato: una storia di cui c’è ancora tanto da raccontare

Nella testa ci sono quelle sbarre del passaggio a livello, sperduto in una stradina di campagna, buttato per terra, un passaggio a livello rimasto in funzione con il classico suono che ne accompagna la chiusura. Un passaggio a livello che quella caldissima mattina aveva appena visto passare uno dei due treni che pochi metri più in là avrebbe impattato con l’altro convoglio proveniente dalla direzione opposta. Quel suono torna in mente spesso, ogni volta che mi capita di trovarmi di fronte ad un passaggio a livello chiuso. In tre anni la prima scena di quella immane tragedia non va minimamente via. Una tragedia collettiva che non accenna a diminuire la sua intensità anche se poi effettivamente c’è la quotidianità, la vita frenetica, il tentativo di portare avanti la propria vita e le comunità. Ma quella tragedia resta lì, soprattutto come monito, ma anche come simbolo di efficienza dei soccorsi, come segno di quanto le comunità riescano a dare il meglio di sé durante le grandissime difficoltà, come una pietra miliare sulla reazione dell’umanità che vince sulla sempre più dirompente precarietà.

Io di quella giornata ricordo indelebilmente tutto, il primo affaccio oltre il muretto che delimita la stradina dai binari, le prime corse del manipolo di soccorritori e forze dell’ordine arrivate in pochi minuti sul posto, i primi feriti immediatamente curati e messi al riparo, le urla che arrivavano dai vagoni, l’incredulità di chi in quel luogo stava intervenendo. Ma ricordo anche la determinazione e le centinaia di persone giunte in quello sperduto luogo per consegnare delle bottigliette d’acqua o qualcosa da mangiare per chi era impegnato sotto un sole cocente, probabilmente troppo cocente. E poi non smetterò mai di ricordare quelle cicale, con un suono continuo e scadenzato nel silenzio, quando a ricercare feriti o corpi ormai senza vita, c’era il totale silenzio.

E’ una storia di cui abbiamo già parlato, una storia che dopo tre anni non accenna a diminuire la sua intensità prorompente, una storia di cui continueremo a parlarvi ogni volta che potremo. Una storia che oggi su quel chilometro 51 racconta di lavori in corso per raddoppiare i binari anche se restano i simboli intatti di quella tragedia, una storia che si è spostata nelle aule del tribunale dove continuerà per i prossimi mesi forse anni, una storia che oggi chiede semplicemente di vedere una parola forte e precisa sulla giustizia che in tanti attendono. Una storia che racconterò alla mia piccola figliola perché conosca la forza e la debolezza di una popolazione che ha la necessità di tenere ben viva la memoria e tenere ben vivo il ricordo per non chiudere gli occhi.