Ferme le domande per i dehors: commercianti in fuga dal centro storico

Il Comune non offre risposte nonostante la bella stagione sia già iniziata

Mentre Trani riparte dal mare, Barletta emerge con i grandi eventi, Andria dilapida l’immagine di centro della movida costruito faticosamente negli anni. Il centro storico della città Fidelis è ormai terra di nessuno: i varchi della ZTL vengono costantemente bypassati da spericolati ingressi in controsenso e se gli occhi delle telecamere sembrano chiusi, a fare più buia la notte sono le luci spente degli esercizi commerciali che cominciano ad abbandonare l’idea che il centro storico andriese possa valere ancora un investimento economico rilevante. È una fase di sfiducia che ha diverse spiegazioni e altrettanti colpevoli.

Arginare questo momento di crisi è il compito assegnato alla guida commissariale della città: non è chiaro infatti perché le azioni di controllo possano essere messe in atto solo se c’è una guida politica della città: è come se con la caduta dell’amministrazione siano venute meno le funzioni della polizia locale o le capacità di offrire risposte ai cittadini da parte degli uffici comunali: un caso emblematico è nella questione dehors su cui ancora gli esercizi commerciali (primo, naturale ed più efficace presidio di controllo del territorio) attendono risposte e certezze. Le domande inoltrate al comune non hanno avuto ancora risposta: eppure un regolamento c’è. Perché quello elaborato dall’assessore Forlano prima, rivisto e approvato sotto la guida dell’assessore Matera poi, dovrebbe avere una efficacia anche nelle more di una intesa tra comune, Sovrintendenza ai Beni Culturali e Regione che pure non è stata ancora raggiunta.

Uno degli allegati al regolamento approvato era infatti il parere dell’avvocatura del comune che riconosceva la transitoria efficacia del regolamento dehors. Il regolamento, sia nella versione proposta dall’ex assessore Forlano che in quella modificata dal successore Matera, poggiava su un parere favorevole preventivo da parte della sovrintendenza: tavolini, sedie ed ombrelloni riponibili all’interno dei locali alla chiusura, poi non necessitano di alcun permesso se non quello del comune che deve assicurarsi il pagamento delle tasse relative. Che per via del piano di rientro sono più che raddoppiate come il costo dei bolli per il semplice inoltro della domanda. Cui l’ente comunale, a prescindere dalla guida politica o commissariale, deve fornire risposte certe prima che la bella stagione finisca e prima che l’emorragia di presenze determini la morte commerciale del centro storico più ampio del territorio.