Autorizzazioni raccolta tartufi, De Lucia e Dionigi: «Costretti dal silenzio del Parco al ricorso al TAR»

I due avvocati dell’Associazione Nazionale Tartufai Italiani spiegano la loro posizione

«Nell’anno 2018 l’Ente Parco Alta Murgia ha emanato il consueto bando per la autorizzazione alla raccolta dei tartufi, volto al rilascio delle consuete 70 autorizzazioni. Centinaia di tartufai hanno proposto la domanda e si era in attesa del sorteggio. Tuttavia, nel maldestro tentativo di privilegiare i cittadini residenti all’interno del Parco, l’Ente ha deciso (in via unilaterale, per la prima volta e senza la copertura di alcuna norma nazionale o regionale, quindi in maniera illegittima) di assegnare prioritariamente le autorizzazioni ai residenti, per poi procedere al sorteggio dei posti rimanenti tra tutti gli altri partecipanti al bando». Sono le parole degli avvocati Giuseppe De Lucia e Michele Dionigi che rappresentano l’Associazione Nazionale Tartufai Italiani, sezione della Regione Puglia, e che hanno proposto ricorso avverso al Parco Nazionale dell’Alta Murgia rispetto alla vicenda bando autorizzazioni per la raccolta dei tartufi.

«Abbiamo dapprima proposto un ricorso per fare in modo che l’Ente Parco revocasse spontaneamente tale provvedimento – ci scrivono i due avvocati – e, preso atto del silenzio abbastanza eloquente che ne è seguìto, è stata costretta a proporre ricorso al TAR, facendo rilevare la abnormità e illegittimità di tale provvedimento. Adottando tale provvedimento, infatti, l’Ente Parco ha mostrato una curiosa preveggenza (ha infatti applicato una norma regionale non ancora pubblicata) e una altrettanto curiosa perseveranza (poichè pochi giorni dopo la sua pubblicazione quella norma regionale è stata immediatamente abolita). Il giorno dopo il deposito del ricorso il TAR Puglia – Bari ha, con decreto del 14\1\2019, immediatamente sospeso le autorizzazioni illegittime. Tale provvedimento è stato poi confermato con un secondo provvedimento, datato 13/2/2019 ed all’esito di una udienza in cui nessuno è comparso per l’Ente Parco, con il quale il Tribunale Amministrativo ha “considerato che le censure proposte con il ricorso appaiono fondate, ad una prima delibazione tipica della fase cautelare, con particolare riguardo al criterio territoriale utilizzato dall’Ente per stilare l’elenco degli ammessi e, in dettaglio, all’impiego del parametro della priorità che si è inteso assicurare ai residenti negli ambiti territoriali del parco, così determinandosi una situazione di disparità di trattamento nei confronti dei cittadini residenti altrove, senza apparente giustificazione».

«Per effetto di tali provvedimenti – proseguono gli avvocati – sospese le illegittime autorizzazioni rilasciate, attualmente nessuno è ammesso alla cerca e raccolta del tartufo nel territorio del Parco. Poichè l’Ente Parco deve eseguire i provvedimenti della Autorità Giudiziaria, si è in attesa che si provveda finalmente ad un sorteggio tra tutti coloro i quali hanno presentato domanda, senza alcuna fantomatica priorità. Una ulteriore inerzia comporterebbe infatti una seria responsabilità (non solo amministrativa) per gli amministratori del Parco. E’ abbastanza evidente che la raccolta del tartufo abbia dei notevoli risvolti economici che fanno gola a molti; è quindi inaccettabile che un Ente pubblico, chiamato al rispetto della normativa, possa tentare di escludere – peraltro con le suggestive modalità descritte – una intera categoria di soggetti, a vantaggio di pochi, peraltro in un quadro normativo nazionale che consente a tutti i tartufai, una volta autorizzati nel rispetto delle normative e procedure locali, di cercare e raccogliere tartufo in tutta Italia, senza limitazioni di sorta».