«La crisi che si prospetta per il comparto olivicolo, con particolare preoccupazione per la Provincia BAT e del Nord Barese, impone una riflessione che vada oltre la legittimità delle proteste e le richieste di intervento al Governo. Dopo tre anni caratterizzati da quotazioni favorevoli, al di là delle previsioni, sostenute dalla scarsità produttiva in diverse aree nazionali e dall’andamento del mercato internazionale, il calo dei prezzi legato alle ottime produzioni che si stanno ottenendo del Centro Italia e all’abbondante raccolto previsto in Spagna di circa 1,6 milioni di tonnellate era ampiamente prevedibile». Lo scrive Benedetto Miscioscia, ex assessore all’Agricoltura del Comune di Andria e vice presidente delle Città dell’Olio, attuale Responsabile del Dipartimento Agricoltura di FareAmbiente.

«Il vero nodo riguarda gli squilibri della filiera commerciale italiana: a fronte di una produzione nazionale di circa 300 mila tonnellate di olio, il consumo interno si attesta intorno alle 500 mila tonnellate, mentre le esportazioni raggiungono circa 250 mila tonnellate. Numeri che sollevano interrogativi sull’origine dell’olio commercializzato, sulla gestione dei flussi di mercato e sulla capacità di tutelare adeguatamente il prodotto nazionale. In questo contesto, la Puglia, principale area produttiva olivicola italiana, e in particolare il territorio della Coratina, devono puntare sulla valorizzazione della propria identità varietale e sulla qualità degli oli monovarietali. Le caratteristiche che contraddistinguono l’olio di Coratina anche  per migliorare altri oli rappresenta un’opportunità economica che, tuttavia, rischia di tradursi in un vantaggio per la filiera commerciale senza un’adeguata remunerazione per i produttori anche alla luce dei maggiori costi sopportati per via della situazione internazionale generatasi riguardo il mercato del gasolio e dei fertilizzanti. Mentre in Spagna si valuta il ricorso a strumenti di ritiro temporaneo del prodotto per contrastare la sovrapproduzione,  regolato da un decreto del 2021 e dall’articolo 167 bis del Regolamento Europeo nel caso in cui  la somma tra scorte iniziali e produzione stimata raggiunga almeno il 120% della media delle ultime sei campagne,  in Italia la situazione è differente, considerato il deficit strutturale tra produzione e consumi. Per questo, il ricorso ai “tavoli di crisi permanente” e alle richieste di sostegno pubblico non può rappresentare, da solo, la soluzione al problema. La priorità è costruire un vero modello di gestione del mercato, attraverso una maggiore collaborazione tra produttori, frantoiani e organizzazioni di categoria, sostenuta anche dal sistema creditizio territoriale. Occorre rafforzare la promozione dell’olio di Coratina, valorizzare le produzioni locali e valutare strategie condivise per trattenere sul territorio una quota maggiore di olive e olio, nel rispetto delle norme europee e della concorrenza. Altro che istituzione del “tavolo di crisi permanente”. Al Governo spetta un ruolo importante nel rafforzamento dei controlli, nella trasparenza sull’origine dei prodotti e nel richiamo alla grande distribuzione affinché riconosca il valore delle produzioni di qualità e degli oli monovarietali, dando un contributo concreto alla “sostenibilità ambientale” in termini di economia circolare dei territori.  La vera svolta, tuttavia, dipenderà dalla capacità del comparto di fare sistema. Produttori e frantoiani devono comprendere che la concorrenza non può consumarsi esclusivamente tra operatori dello stesso territorio, ma richiede alleanze per difendere il valore del prodotto e contrastare le dinamiche speculative che penalizzano chi coltiva e trasforma le olive. Il vero obiettivo è determinare condizioni di mercato più eque, capaci di garantire un prezzo giusto per le olive e per l’olio, superando l’illusione di una crescita dei prezzi legata a congiunture favorevoli  temporanee, costruendo una filiera più stabile, organizzata e consapevole del proprio valore slegata dalle congiunture di mercato esterne».