
26 anni fa, ai piedi di Castel del Monte, si consumava uno degli omicidi tra i più abominevoli e codardi della storia del territorio: quello della piccola Graziella Mansi. Era il 19 agosto del 2000 quando un branco di balordi la attirò in una trappola nel bosco, per poi violentarla senza scrupoli, ed infine cercò di cancellarne ogni traccia dandole fuoco. Quelle fiamme tuttavia si spensero e il corpo della piccola Graziella rimase lì, trovato poco dopo da tutti coloro che la stavano cercando con frenesia, sperando in un lieto fine che non è mai arrivato. “L’hanno uccisa per gioco” dissero gli investigatori dopo aver individuato il branco, aver interrogato ciascuno separatamente e dopo le prime confessioni che ricostruirono quegli agghiaccianti momenti. Michele Zagaria, Domenico Margiotta, Giuseppe Di Bari, Pasquale Tortora, Vincenzo Coratella, all’epoca tutti tra i 18 e i 20 anni, hanno fatto parte del branco che l’ha adescata, violentata, uccisa e che ha tentato di sopprimerne il cadavere. Tutti condannati. Secondo i giudici fu Pasquale Tortora ad attirare Graziella mentre si rifocillava di acqua alla fontanella ai piedi del castello poco lontana dalla bancarella di souvenir del nonno Vittorio. Coratella, che si è sempre professato innocente, si è tolto la vita nel carcere di Lecce nel 2008. Uno degli imputati, Michele Zagaria, nel 2025 ha presentato istanza di revisione del processo. Una pagina nera, anzi nerissima della storia di Andria e che ancora oggi colpisce per la crudeltà messa in atto da un gruppo di giovani balordi nei confronti di una bambina di appena 8 anni, così innocente, il cui volto è impresso nella memoria di tutti gli andriesi. 26 anni dopo e anche oltre.





































