
È un intervento molto tecnico quello con cui Pasquale Vilella, assessore al Bilancio del Comune di Andria e candidato al Consiglio Comunale nella lista del PD alle prossime elezioni del 24 e 25 maggio, risponde alle ricostruzioni che nelle ultime ore stanno circolando sulla situazione finanziaria della città. «I cittadini meritano verità e non slogan», esordisce l’assessore, che smonta punto per punto le tesi avversarie.
Il primo nodo riguarda la voce che vorrebbe circa 164 milioni di euro trasferiti dallo Stato come somme disponibili per azzerare i debiti. Vilella spiega che quei trasferimenti comprendono risorse di natura profondamente diversa: contributi ordinari, fondi vincolati, somme destinate esclusivamente a finalità previste dalla legge. Le sole risorse effettivamente destinate alla riduzione del disavanzo ammontano a 34.404.380,02 euro, ricevuti negli anni 2021-2022-2023. Grazie a queste, e al lavoro dell’amministrazione, il disavanzo è sceso da 90.236.919,13 euro a 17.081.553,19 euro, con un recupero aggiuntivo di oltre 45 milioni rispetto agli obiettivi previsti dal Piano di Riequilibrio al 31 dicembre 2025.
Sul Fondo di Rotazione, Vilella è altrettanto preciso: non si tratta di un contributo a fondo perduto, ma di un’anticipazione finanziaria statale soggetta a obbligo di restituzione, come ribadito di recente dalla Corte dei Conti — Sezione Regionale di Controllo per il Lazio. Il Comune aveva ricevuto il 9 dicembre 2021 una somma di 45.447.314,85 euro, interamente restituita il 3 febbraio 2022 con determinazione dirigenziale, per poi concordare con il Ministero l’erogazione della sola somma di 15.049.650 euro, da restituire in dieci anni.
Il secondo capitolo riguarda la capacità dell’amministrazione di intercettare finanziamenti. Vilella rivendica il risultato di oltre 200 milioni complessivi ottenuti tra risorse statali, fondi PNRR, programmi di rigenerazione urbana e fondi PINQuA, sottolineando che questo non avviene automaticamente: «Richiede progettazione, rendicontazione, rispetto dei cronoprogrammi, capacità tecnica e credibilità istituzionale. Molti Comuni perdono finanziamenti proprio perché incapaci di rispettare tali procedure».
Terzo punto, i circa 45 milioni del programma PINQuA: si tratta di fondi vincolati a edilizia sociale, rigenerazione urbana e recupero del patrimonio urbano. Non possono essere utilizzati per coprire debiti o ripianare disavanzi. «Sostenere il contrario», scrive Vilella, «significa creare confusione nei cittadini».
La conclusione è un atto d’accusa politico netto: «Chi oggi prova a trasformare norme contabili complesse in slogan da campagna elettorale sa bene che sta raccontando una verità parziale. Il confronto politico è legittimo. La manipolazione dei dati contabili, invece, non aiuta i cittadini a comprendere la realtà».


































