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Sabato scorso 1400 donne provenienti da tutta Italia si sono date appuntamento a Montecitorio per dare voce al tema della violenza contro le donne.

#Rosesrevolution è l’appellativo e l’hashtag che si sono attribuite le 33 madri e donne provenienti da diverse regioni italiane che hanno portato in Parlamento un tema ancora poco conosciuto in Italia, ovvero quello della violenza ostetrica. Tra le “Rose della rivoluzione” l’andriese Antonella Zotti, Psicoterapeuta dello del Centro Antiviolenza “RiscoprirSi”.

La violenza ostetrica rappresenta un grave problema di salute pubblica globale che mette a rischio il benessere e la salute bio-psico-sociale della madre e del bambino (Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS, Dichiarazione del 30 settembre 2014). La violenza ostetrica è stata definita in ambito giuridico per la prima volta nella “Ley Orgánica sobre el Derecho de las Mujeres a una Vida Libre de Violencia” del Venezuela (2007) come: “appropriazione del corpo e dei processi riproduttivi della donna da parte del personale sanitario, che si esprime in un trattamento disumano, nell’abuso di medicalizzazione e nella patologizzazione dei processi naturali avendo come conseguenza la perdita di autonomia e della capacità di decidere liberamente del proprio corpo e della propria sessualità, impattando negativamente sulla qualità della vita della donna”. Secondo la prima ricerca nazionale realizzata dalla Doxa per conto dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica in Italia (2017), in collaborazione con le associazioni La Goccia Magica e CiaoLapo Onlus, il 21% delle mamme italiane con figli di 0-14 anni dichiara oggi di aver subito un maltrattamento fisico o verbale durante il primo parto.

Durante l’esperienza che dovrebbe essere la più emozionante nella vita di una donna, 4 mamme su 10 dichiarano di aver subito azioni lesive della dignità personale. Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di circa 5 milioni di donne italiane di età compresa tra i 18 e i 54 anni, rappresenta il proseguimento e l’evoluzione della campagna d’informazione e sensibilizzazione #BastaTacere: le madri hanno voce.

Come affermato da Verena Schmid, ostetrica di fama internazionale, “l’origine della violenza ostetrica si collega alla standardizzazione dell’assistenza durante la gravidanza e il parto. La sua genesi è dunque soprattutto sistemica, strutturale, organizzativa, legata al suo connotato culturale (patriarcale) e quindi anche alla disparità di genere. Molte donne seguendo il mainstream si consegnano nelle mani di chi ha potere e ne può abusare, soprattutto in un sistema dove il controllo sul corpo della donna significa anche il controllo sulla donna tout court”.