Dopo la traversata sul mare dal porto di Bari a quello di Durazzo, della durata di circa otto ore, i giovani della Parrocchia SS. Trinità giungono finalmente in Albania. Nonostante le condizioni meteo poco serene, il viaggio vero e proprio dei ragazzi può prendere il via. Ad accoglierli al porto di Durazzo Suor Maria, suora di origini italiane, da vent’anni residente in Albania e operatrice attiva sul territorio. Una volta giunti a Kavaje i giovani andriesi, guidati da Don Francesco Santomauro, si dirigono verso la Missione delle Suore del paese, “Santa Maria Domina Nostra”, dove soggiorneranno per l’intera settimana.
Il primo momento della Missione Albania dei ragazzi prevede l’incontro con le realtà ortodosse e musulmane del posto. Kavaje, paese di circa 44 mila abitanti, presenta una forte fede musulmana, infatti circa il 90% dell’intera popolazione è convertito all’Islam, mentre la restante parte si suddivide tra cristiani ortodossi, circa mille famiglie, e cattolici, circa trenta. Nonostante questa divisione, il paese sembra vivere in perfetta armonia anche nella sua diversità religiosa.
E proprio con il Pope della chiesa ortodossa di San Nicola avviene il primo incontro per i ragazzi. Un momento per scoprire la storia della nascita della struttura e come operano sul territorio i suoi fedeli. «La chiesa di San Nicola è nata circa sessanta anni fa – spiega il Pope, padre Pietro – ed è stata costruita dagli artigiani che lavorano un tempo nella zona. Inizialmente venne alla luce come fabbrica che consentiva ai suoi operai di lavorare. Nel ’67 fu distrutta e poi ricostruita e adibita a teatro, poi negli anni ’90 divenne la chiesa che oggi vediamo. Come attività principali abbiamo le catechesi per diversi gruppi d’età. Si organizzano giochi, attività di ogni tipo, canti, e ogni gruppo segue un percorso preciso. In particolare per i ragazzi sono previsti campi estivi».
Infine l’incontro con l’Imam Besnil Lenici della moschea principale di Kavaje. Anche in questo caso, la curiosità di conoscere la storia della struttura, ma anche di sapere il punto di vista dell’Imam riguardo gli ultimi avvenimenti terribili accaduti in Francia. «Questa moschea è nata nel 1736 sotto la dominazione ottomana – afferma l’Imam -. Nel 1967 fu distrutta, così come accadde a molte altre strutture religiose, e poi ricostruita nel 1994. Le principali attività svolte riguardano la preghiera, ma non mancano anche corsi per bambini, ragazzi e adulti finalizzati al rafforzamento della fede islamica. Naturalmente l’Islam predica la pace, e non fa assolutamente piacere ascoltare ciò udiamo in tv, specialmente quando attentati vengono compiuti in nome della fede. La fede predica la pace, l’amore e la collaborazione reciproca. Allah afferma che chi salva una sola vita umana, è come se ne avesse salvate cento, e chi uccide un uomo, uccide l’intera umanità. Queste conclude – sono azioni da condannare e non hanno collegamento con alcuna fede».


































