
Agostino Ciciriello, iscritto al Partito Democratico di Andria, rompe il silenzio dopo la notizia della sua cancellazione dall’elenco degli iscritti ai Dem. In una nota diffusa nelle ultime ore, Ciciriello ha espresso sorpresa non tanto per la vicenda in sé, quanto per le modalità con cui è stata gestita e comunicata.
«La sorpresa non nasce tanto dal fatto di aver scoperto di risultare ancora iscritto al PD, quanto dal sapere che addirittura il Collegio di Garanzia del partito si sarebbe riunito per valutare la mia posizione», ha dichiarato Ciciriello, precisando che la sua prima e unica tessera del partito risale al 2024.
L’ex presidente di Andria Bene in Comune ha deciso di intervenire pubblicamente dopo aver visto il proprio nome «associato ripetutamente a parole come cacciare o traditore», una situazione che lo ha spinto a difendere la propria dignità personale.
La vicenda affonda le radici nel cosiddetto Patto federativo che Ciciriello aveva promosso nel 2024 tra Andria Bene in Comune e il Partito Democratico. L’obiettivo era chiaro: riconoscere il ruolo politico ed elettorale delle liste civiche e garantire una loro reale partecipazione ai processi decisionali del centrosinistra andriese.
Inizialmente l’idea era stata accolta con entusiasmo, tanto da portare Ciciriello a essere coinvolto negli organismi provinciali del PD. Tuttavia, col tempo le vicende interne al partito hanno impedito sia al Patto federativo di svilupparsi concretamente, sia a Ciciriello di dare un reale contributo.
Il nodo della questione si è stretto durante le elezioni regionali, quando Andria Bene in Comune è stata coinvolta dal PD nella campagna elettorale in qualità di «federati». Un coinvolgimento che, come sottolinea Ciciriello, «non prevedeva alcun ruolo su programmi o candidati, ma il solo sostegno alle scelte già prese».
Se la maggior parte di Andria Bene in Comune ha sostenuto con convinzione i candidati indicati dal PD, altri hanno fatto scelte diverse, nel rispetto dei percorsi politici e delle relazioni costruite negli anni sul territorio. Proprio per questa ragione, una ventina di iscritti avrebbe segnalato il nome di Ciciriello al Collegio di Garanzia del PD Puglia, sulla base di motivazioni che, ad oggi, non gli sono mai state comunicate ufficialmente.
«Non essendomi stato notificato alcunché, non mi resta che attendere una comunicazione ufficiale, sperando che contenga almeno spiegazioni chiare e puntuali», ha affermato Ciciriello, sottolineando come questo sia «il minimo che ci si può aspettare da un partito che indica la trasparenza tra i suoi rinnovati valori fondamentali».
Secondo Ciciriello, in una fase delicata per il futuro di Andria, quello che si candida a essere il partito di riferimento della coalizione «avrebbe dovuto abbassare i toni, ridurre le contrapposizioni e lavorare per rafforzare l’unità del centrosinistra, concentrandosi sui contenuti e sugli obiettivi comuni».
Invece, denuncia, «la mia persona è stata esposta a una ingiustificata gogna mediatica sulle pagine dei giornali, dove sono stato bollato come traditore del partito». Un partito che Ciciriello dichiara di non aver mai considerato «mio» ma per il quale si è comunque impegnato, «nella convinzione della necessità di un percorso di pacificazione e rinnovamento dell’intero centrosinistra».
L’ex presidente di Andria Bene in Comune critica apertamente il metodo utilizzato: «Un metodo che non rafforza la coalizione e che, al contrario, alimenta una logica di contrapposizione che poco ha a che fare con chi si appresta ad affrontare una campagna elettorale comune».
Nella sua nota, Ciciriello ha voluto ringraziare i tanti esponenti del PD e non solo che in queste ore gli hanno manifestato vicinanza e sostegno. «Per loro, continuo a essere disponibile a costruire un progetto politico serio e condiviso, nei limiti del rispetto reciproco e del bene della nostra comunità», ha concluso, ribadendo che l’obiettivo finale resta comune a tutti: «La rielezione a Sindaco di Giovanna Bruno».


































