«E’ impossibile che le responsabilità per 23 morti e oltre 50 feriti ricadano solo su un capotreno ed un capostazione senza considerare la gestione complessiva della sicurezza». E’ questo il concetto espresso in una arringa particolarmente accorata da parte del sostituto procuratore generale della Cassazione Ferdinando Lignola che ha chiesto questa mattina un processo di Appello bis per lo scontro dei treni sulla tratta tra Andria e Corato del 12 luglio 2016. A chiusura della requisitoria il procuratore ha sollecitato l’annullamento con rinvio della sentenza della Corte di Appello di Bari del settembre 2025 nella parte in cui aveva assolto i dirigenti di Ferrotramviaria, Massimo Nitti e Michele Ronchi, e la stessa società. L’accusa ha inoltre chiesto la conferma delle due condanne, a sei anni e tre mesi di reclusione per il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, e a sei anni e nove mesi per Nicola Lorizzo, capotreno del convoglio partito da Andria e diretto a Corato.

Tutti gli altri 14 imputati erano stati assolti, inclusa la società Ferrotramviaria, sia in secondo che in primo grado mentre Picarreta e Lorizzo erano stati condannati anche per lesioni personali colpose, reato poi caduto in prescrizione. Per gli imputati su cui non c’è stato ricorso la situazione processuale è ormai cristallizata ed è passata in giudicato. Il sostituto procuratore Lignola ha messo in evidenza come vi sia un tema essenziale tra libertà di impresa e sicurezza così come tra scelte aziendali e condizionamento della vita delle persone. La sentenza della Cassazione è attesa in giornata.