Erano le 11,32 del 31 ottobre del 2002 quando un sisma di magnitudo 5,7 colpì l’Italia ed in particolare il Molise. Epicentro in provincia di Campobasso e tra le più colpite ci fu San Giuliano di Puglia che pagò un conto salatissimo per quel terremoto: 30 morti di cui però 27 erano bambini ed una maestra impegnati a quell’ora nelle lezioni all’interno della scuola elementare “Jovine” crollata proprio a causa del sisma. Una tragedia che colpì tutta la nazione e nel 2010 la Cassazione ha definitivamente chiuso il capitolo processuale con diverse condanne ma soprattutto determinado che la causa del crollo fu la responsabilità umana. Da quella tragedia le cui immagini rimbalzarono in tutto il mondo, come spesso accade, nacque una risposta dello Stato che avviò un’importante verifica strutturale sulle opere strategiche nel paese modificando anche la classificazione sismica del territorio nazionale ed inserendo constestualmente l’obbligatorietà dei controlli sulla valutazione di vunerabilità sismica a cura dei proprietari o gestori.
In realtà proprio in quella occasione l’allora governo dava tempo 5 anni per completare le procedure, un fronte temporale più volte prorogato in realtà con successivi provvedimenti sino all’ultimo che lo fissava al 31 dicembre 2023. Tempo, 20 anni, nel quale comunque in sostanza non si è riusciti a completare effettivamente tutte le verifiche come evidenziato anche dalla vicenda relativa al Liceo “Carlo Troya”. La Provincia BAT, ormai proprietaria della struttura sin dal 2009 e cioè anno di nascita dell’ente, ha stipulato con la struttura per la progettazione dell’agenzia del demanio una convenzione proprio per l’attività di verifica nelle scuole. La relazione è però arrivata solo il 17 agosto 2026. A 24 anni di distanza da quel crollo così devastante a San Giuliano di Puglia ci si rende conto della gravità della situazione. Ma gli istituti scolastici sono al centro di grandi problematiche a livello strutturale proprio nella BAT. Dopo quel sisma, per esempio, furono immediatamente attivate verifiche ad Andria da cui emerse che l’allora istituto comunale “Jannuzzi” nel Quartiere di Santa Maria Vetere, fosse a pericolo crollo. Chiusura immediata e per cui dopo 24 anni si attende ancora una soluzione definitiva. L’istituto ha avuto un finanziamento da circa 3 milioni di euro diversi anni fa ed il progetto esecutivo fu approvato nel 2019. Poi l’avvio delle opere ufficialmente a gennaio 2023 con la demolizione della struttura e con un cantiere che sarebbe dovuto durare 550 giorni, cioè un anno e mezzo per la ricostruzione.
Ad oggi però le opere, non ancora complete, languono tra lungaggini burocratiche e varianti. Sorte simile è quella che ha caratterizzato la scuola Papa Giovanni XXIII a Trani dove per possibili cedimenti strutturali l’istituto fu chiuso precauzionalmente nel 2019. Altra struttura comunale che ha avuto un finanziamento per il suo abbattimento e la sua ricostruzione da oltre 5 milioni e mezzo questa volta nell’ambito di fondi PNRR. Si sperava che i tempi fossero serrati considerando ormai l’imminente scadenza per l’utilizzo del finanziamento ed invece anche in questo caso oltre all’abbattimento c’è poco o nulla assieme ad un grande punto interrogativo sul futuro. A Barletta altra scuola comunale, la “D’Azeglio” chiusa nel 2016 sempre per questioni di sicurezza poi riaperta parzialmente tre anni dopo ed in attesa ancora di lavori importanti di adeguamento sismico da oltre 3 milioni e mezzo di euro. Le norme attuali naturalmente sono decisamente più stringenti e da qui nascono le preoccupazioni per istituti vecchi, spesso lasciati senza accurata manutenzione dagli enti che in alcuni casi ci hanno messo decenni solo per verificarne lo stato di degrado. L’altro grande problema è sugli interventi per evitare nuovi casi drammatici come quello di San Giuliano di Puglia: non si riesce a costruire nuove scuole nonostante i finanziamenti. I tempi si allungano, non vengono mai rispettati e, nel frattempo, il rischio aumenta giorno dopo giorno.


































