Il consigliere regionale Giovanni Vurchio interviene sulla tragedia di Trani, in cui un diciottenne ha perso la vita e un diciassettenne è arrivato a compiere un gesto irreversibile, affermando che l’episodio impone di andare oltre il dolore e oltre la cronaca. Il consigliere sottolinea che si tratta di due giovani vite segnate per sempre, e che se alla magistratura spetterà accertare responsabilità e dinamiche, alla politica spetta invece un’altra domanda: come sia possibile che la violenza stia diventando una risposta sempre più frequente ai conflitti.

Secondo Vurchio, si vive in un mondo attraversato da guerre, odio e contrapposizioni, nel quale troppo spesso la forza sembra prevalere sul dialogo, e non si può ignorare l’influenza che questo clima può avere anche sulle giovani generazioni. Per questo, afferma, la politica, a tutti i livelli, ha il dovere di interrogarsi sugli strumenti a disposizione per prevenire la violenza: educazione, scuola, famiglia, sport, cultura, servizi sociali, ascolto e presidio del territorio, non per cercare colpevoli dopo una tragedia, ma per costruire anticorpi prima che accada.

Il consigliere ribadisce che serve più attenzione, più presenza e più educazione, perché prevenire la violenza non significa soltanto garantire sicurezza, ma costruire una società nella quale il conflitto possa essere affrontato senza trasformarsi in odio, e nella quale nessun ragazzo debba sentirsi solo davanti al proprio disagio. Conclude affermando che quello di Trani non deve essere soltanto un giorno di dolore, ma deve diventare un momento di responsabilità, perché la violenza non può diventare il linguaggio del nostro tempo: e davanti a questo bivio, sottolinea Vurchio, non scegliere è già una scelta.