«Non è tempo di soste in zone d’ombra, nonostante la calura stagionale consiglierebbe di restare al fresco oppure di soggiornare in ben più comodi lidi». Inizia così la lettera di dimissioni dell’ormai ex coordinatore di Forza Italia di Andria, Nicola Fuzio che rompe gli indugi e decide di abbandonare il partito di Silvio Berlusconi dopo una lunga militanza per schierarsi al fianco di Nino Marmo in vista delle prossime elezioni comunali 2020.

«Del resto Dante considera l’ignavia, ovvero “il peccato di chi non sceglie”, tra i più gravi in quelli contemplati nella sua Opera più nota. Oggi, senza dubbio alcuno, scelgo di essere al fianco dell’amico Nino Marmo e del suo ambizioso progetto civico, in un percorso certamente complesso ma proprio per questo stimolante e meritevole di essere intrapreso – spiega ancora Nicola Fuzio – Lo faccio non solo per una questione squisitamente personale, ma soprattutto per una questione di natura essenzialmente politica. Nel corso di questi mesi ho dichiarato pubblicamente ed in diverse occasioni, all’indomani della caduta dell’amministrazione Giorgino, che l’unità della coalizione di centrodestra è sicuramente importante, tuttavia, alla luce di quella deliberata scelta dell’aprile 2019, condivisa e rivendicata fortemente dai vertici regionali e nazionali di Forza Italia, resta immutata ed imprescindibile la circostanza di non tradire l’onestà intellettuale dei cittadini andriesi attraverso stantie operazioni gattopardesche o sterili sommatorie di sigle imposte con spartizioni geopolitiche rigettate dal territorio. Questo non è in alcun modo accettabile da parte mia».

«La dignità delle scelte, la coerenza delle idee, dei valori non negoziabili, vengono prima della disciplina di partito, che pur rispetto – conclude Nicola Fuzio – Ed è in nome di questo rispetto, oltre che per gli anni di militanza maturati, che ho il dovere di rimettere a disposizione del partito di Forza Italia il mio ruolo di coordinatore cittadino. Per ragioni di assoluta trasparenza e perchè la mia città, per la sua storia ed il suo prestigio, non merita di essere utilizzata come merce di scambio elettorale in modo disonorevole».