Si è chiusa in Cassazione, con l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna della Corte d’Appello di Bari e con la dichiarazione di prescrizione delle diverse ipotesi di bancarotta, la vicenda del Gruppo Ferri di Corato, e di proprietà andriese, un mega impero economico del no-food travolto dal fallimento tra il 2002 e il 2003.
Il provvedimento della massima Corte ha riguardato tutti gli imputati rimasti, ovvero i fratelli Antonio, Francesco, Filippo e Riccardo Ferri, nonchè il manager Melcarne Fabio. La vicenda esplose nel 2003 con gli arresti di 8 tra titolari, amministratori e responsabili accusati di bancarotta fraudolenta e truffa.
L’arresto interessò anche Riccardo Ferri, mentre per gli altri tre scattò l’obbligo di dimora. I provvedimenti portavano la firma degli allora pm Antonio Savasta e gip del Tribunale di Trani, Michele Nardi, finiti in carcere il 14 gennaio scorso su disposizione del gip di Lecce per corruzione in atti giudiziari (per Savasta sono stati poi disposti gli arresti domiciliari).
Al termine del processo di primo grado, nel febbraio 2015, sette dei 13 imputati erano già stati assolti. Ma nell’ottobre 2017, la Corte d’Appello di Bari mando’ assolta un’ottava persona (un sindacalista che aveva seguito la vertenza dei lavoratori del gruppo) e ridusse le condanne per i rimanenti cinque imputati. Tra assoluzioni e prescrizioni per alcuni capi di imputazione, i quattro Ferri vennero condannati a pene variabili tra i 4 anni e i 5 e 4 mesi; e 4 anni per Melcarne, il manager chiamato nel 2002 dalla famiglia coratina per cercare di risollevare le sorti di un impero ormai in crisi.
Quello del Gruppo Ferri – gestito attraverso 18 diverse società – è stato uno dei più grossi fallimenti dell’area Nord Barese. I legali, tra cui l’avvocato Massimo Chiusolo, in una nota diffusa oggi sottolineano che “l’iniziativa della magistratura tranese, su cui sono in corso approfondimenti da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce, che indaga nei confronti del dottor Savasta e del dottor Nardi determinò il tracollo del gruppo Ferri, atteso pure come agli imprenditori andriesi fu negata ogni possibilità di salvataggio aziendale


































