Pastore, Catapano, To.di. Carni, Confalone. Sono, per ora, gli imprenditori e le aziende andriesi che hanno aderito al progetto Ssd Fidelis Andria 2018.
Sono i cinque soggetti che hanno deciso di metterci nome, cognome, faccia e quattrini nell’operazione che consentirà al calcio biancoazzurro di ripartire dopo l’esclusione dal palcoscenico professionistico.
Andria, dunque, ha già voltato pagina. Lo ha fatto ieri mattina quando l’avvocato Marco Di Vincenzo ha consegnato a Palazzo di Città, entro i termini stabiliti dal sindaco Nicola Giorgino, la manifestazione d’interesse della nuova realtà calcistica. C’è nuovamente Vincenzo Pastore, che realizzò dal 2013 al 2015 la scalata dai dilettanti al calcio professionistico.
C’è Giuseppe Catapano. C’è la famiglia Pomo di Andria, che opera lavorativamente a Corato. C’è l’azienda To.di. Carni. C’è la famiglia Confalone, che aveva contribuito nel 2005 alla fondazione dell’Andria Bat, prima di chiudere, non per proprio volere ed in maniera burrascosa, la propria parentesi con il calcio.
Tanti altri imprenditori locali, inoltre, pur non facendo parte della compagine societaria, hanno garantito il loro contributo mediante una corposa sponsorizzazione. Discorso che vale per coloro i quali fanno parte del Consorzio Igp Burrata di Andria. Idem per Felice Gemiti.
Passo dopo passo, dunque, la Ssd Fidelis Andria 2018 sta prendendo forma. Domani, intanto, sarà il giorno dell’affiliazione alla Figc (operazione che verrà completata a Bari presso la sede del comitato regionale pugliese).
Lunedì prossimo, invece, una delegazione andriese si recherà a Roma per depositare tutta la documentazione utile a richiedere l’ammissione in sovrannumero al prossimo campionato di serie D. Da versare c’è un importo di 200 circa mila euro, comprensivo di quota a fondo perduto e tassa di iscrizione.
Nel frattempo, però, bisognerà pensare anche agli aspetti tecnici. La priorità della nuova Fidelis è quella di individuare il direttore sportivo, a cui poi sarà affidato il compito di scegliere l’allenatore. Diversi, infine, sono i giocatori, anche reduci da esperienze in serie C, che si sono proposti alla nuova società. Andria, insomma, ha perso il calcio professionistico, ma di certo non il suo appeal.






































