Terzo consiglio comunale in sette giorni ed è quello buono per tornare in aula con maggioranza compatta ad approvare tutte le delibere all’ordine del giorno. In discussione, dopo le due sedute deserte con provvedimenti quali la revoca della Presidente e l’acquisizione di alcune aree rurali, le aliquote dei tributi locali ed i prezzi di cessione delle aree Pip e 167. Tutte delibere approvate a maggioranza, come detto, con il centrodestra compatto ed il voto contrario delle opposizioni. Da segnalare, tuttavia, anche la continua astensione della Presidente del Consiglio Laura Di Pilato su tutte le delibere in discussione ed il grande gelo tra le diverse parti soprattutto nella fase iniziale dell’assise pubblica.

Poco meno di quattro ore per discutere e ragionare soprattutto sui punti delicati della Tasi e cioè la tassa dedicata ai servizi indivisibili del Comune e quella della Tari e cioè il tributo dedicato ai rifiuti solidi urbani. Su questi due punti si è concentrato il dibattito durante l’assise tra opposizioni e maggioranza con toni aspri ma piuttosto pacati rispetto ad altri consigli comunali. Nessun dibattito ed approvazione per l’Irpef, con l’aliquota allo 0,8 ed esenzione sino ad un reddito di 7500 euro di ISEE, per l’IMU ed i prezzi delle aree Pip e 167.

Sulla Tasi ampia discussione, invece, con in particolare l’intervento dei consiglieri Fortunato del PD e Di Pilato del Movimento 5 Stelle, che hanno chiesto conto all’amministrazione comunale rispetto alla sentenza di qualche settimana fa del Tar di Puglia rispetto alle aliquote approvate in ritardo nel 2015. Da allora, sostengono le opposizioni, le delibere approvate successivamente con l’aumento al 2×1000 confermato anche ieri sera, sono illegittime perchè fermo restando la sentenza del Tar dedicata solo all’anno 2015, la finanziaria del 2016 ha poi detto ai comuni di sospendere eventuali aumenti poichè non era possibile andar oltre all’applicabile nel corso dell’anno precedente. Lo stesso Fortunato ha poi ricordato come l’amministrazione «navighi su sabbie mobili» e si esponga in sostanza «ad una serie di contenziosi tributari da parte dei cittadini». Le diverse repliche sia da parte del Sindaco, Nicola Giorgino, che da parte della Dirigente del Settore Finanziario Vincenza Fornelli, hanno invece confermato l’interpretazione della sentenza del Tar di Puglia anche alla luce di altre sentenze dei Tribunali Amministrativi tra cui quella del Tar Piemonte che tecnicamente ha specificato meglio proprio la legittimità del valore delle aliquote postume alla pronuncia sulla vicenda del 2015. Interpretazioni o meno che non cambiano la sostanza con la conferma delle tariffe al 2×1000, come detto, e con l’aliquota all’1×1000 per i fabbricati rurali.

Conferma anche per il quadro economico del tributo Tari sui rifiuti solidi urbani con oltre 15milioni e 800mila euro di gettito atteso comprensivo sia di costo del servizio di raccolta di circa 12milioni che di smaltimento. Per la ripartizione tra utenze domestiche e non domestiche vi sarà un 74% per le famiglie e 26% per le imprese, ed è stato evidenziato come circa il 30% del tributo venga evaso e non corrisposto nelle casse comunali in linea con le percentuali di evasione in Italia. Scelta dell’amministrazione è stata quella, per l’anno 2018, di non applicare il costo variabile alle pertinenze al centro di diverse contestazioni e precisazioni del Ministero. Tre le rate a partire dal 16 maggio 2018, per poi passare al 16 luglio ed al 16 novembre dello stesso anno visti i nuovi principi contabili e le diverse contestazioni mosse dai revisori dei conti all’ente comunale andriese. Poi ambio dibattito, nuovamente, sul servizio di raccolta dei rifiuti con la precisazione che Regione Puglia attraverso la nuova agenzia sui rifiuti, Aro BT e Comune di Andria, stanno già lavorando sul nuovo bando in scadenza nel 2019 nel quale si proverà a migliorare soprattutto la gestione dello spazzamento. Ora si dovrà tornare in aula nei prossimi giorni per approvare, invece, il bilancio comunale.